Barolo Classico DOCG “Bricco Delle Viole” 2020 – Vajra
Vajra è una delle storie più belle e genuine del vino piemontese. Tutto comincia da un ragazzo di quindici anni e da un’estate che avrebbe cambiato tutto. Aldo Vaira, torinese di origine, dopo un’estate trascorsa tra i filari delle colline di Barolo, si imbatté in quello che sarebbe diventato il suo destino: diventare un vignaiolo e creare una meravigliosa azienda a conduzione familiare.
Il nome unisce l’antica grafia del cognome “Vajra” alle iniziali del padre, Giuseppe Domenico, che nel 1968 donò al figlio Aldo i primi vigneti del Bricco delle Viole, oggi cuore produttivo della cantina. Un gesto d’amore paterno che avrebbe generato una delle realtà più rispettate dell’intera denominazione.
Nel 1971 la G.D. Vajra acquisì la prima certificazione biologica della regione segnale di una visione già allora fuori dal comune, quando parlare di rispetto della terra non era ancora di moda ma una scelta profondamente convinta. Negli anni Ottanta, Milena si unì ad Aldo e insieme riuscirono a trasformare quella che inizialmente era una piccola azienda sconosciuta in una famosa realtà vinicola.
Nel 1989 la famiglia Vaira costruì la nuova e attuale cantina che ospita le vasche di fermentazione in acciaio inox a temperature controllate e i locali con le botti dove i vini rossi svolgono la fermentazione malolattica e l’affinamento, secondo l’impostazione classica dello stile Vajra.
Il territorio e i vigneti
Il nucleo storico della famiglia si trova nel comune di Barolo, dove giace il classico Bricco delle Viole, il vigneto più alto della zona, a circa 400 metri di altitudine. Per questo gode di ottima esposizione e straordinarie escursioni termiche giornaliere, aspetto che garantisce longevità ed eleganza al Nebbiolo.
Il nome Bricco delle Viole deriva direttamente dalla collina su cui sorge il vigneto e prende il suo nome dalle viole che sbocciano su queste terre ogni primavera favorite dall’esposizione privilegiata verso sud e dall’altitudine di circa 400 metri, dove il sole sorge prestissimo ad est donando energia alle vigne fino all’ultimo raggio al tramonto.
Non è quindi solo una suggestione poetica, ma una realtà botanica concreta: quella collina profuma letteralmente di viole in fiore per diversi mesi all’anno e il vigneto, quasi per una coerenza naturale straordinaria, restituisce nel bicchiere proprio quella stessa firma olfattiva
La famiglia e i vini
Oggi l’azienda è una vera squadra. Giuseppe, Isidoro e Francesca, figli di Aldo e Milena, sono ognuno con il proprio compito al timone dell’azienda. Francesca è il volto di Vajra nel mondo, Giuseppe guida la cantina con rigore tecnico, Isidoro coordina il lavoro in vigna e ha avviato un progetto di mappatura pluriennale della flora e fauna degli ecosistemi aziendali.
La filosofia di Vajra si racchiude in una frase che Aldo ama citare: “Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri.” Un principio che questa famiglia vive ogni giorno tra i filari più alti delle Langhe.
Vinificazione e Affinamento
I vigneti del Bricco delle Viole sono gli ultimi ad essere raccolti in tutta l’azienda: un’attesa che viene ripagata da un’elevata complessità aromatica e un’estrema finezza. In certe annate è necessario effettuare raccolte scalari per rispettare il ritmo dei vecchi ceppi. Dopo la vendemmia i grappoli vengono ammostati in tini verticali di acciaio per la fermentazione alcolica, accompagnata da 30-40 giorni di macerazione sulle bucce, con leggere follature e bagnature del cappello sommerso, secondo la tradizione classica della cantina.
In primavera il vino svolge spontaneamente la fermentazione malolattica in acciaio, prima di essere travasato in botti grandi di rovere di Slavonia da 25 e 50 ettolitri, dove matura per 42-48 mesi. Segue un ulteriore affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.
Nel calice il Bricco delle Viole 2020 si presenta con un colore rosso granato brillante. Al naso offre un bouquet intenso e raffinato di viola, ciliegia, spezie dolci e liquirizia, con sfumature floreali di rosa e lavanda e una fine vena minerale. Al palato è saldo ed equilibrato, con tannini setosi e cesellati e un finale lungo e persistente.
La critica internazionale è unanime nell’esaltarne la qualità: Wine Spectator (96 pt.) lo descrive come elegante e raffinato, con texture setosa, struttura ferma e un finale risonante ed energico, con finestra di consumo ottimale 2027-2048. Wine Enthusiast (96 pt.) ne sottolinea il naso esaltante con ciliegie speziate, violette in fiore e note di cuoio e tartufo, con un’acidità che mantiene ogni sorso puro e fresco. Jeb Dunnuck (98 pt.) lo definisce uno dei vini più completi mai assaggiati da Vajra, con grande profondità e una sensazione di leggerezza al tempo stesso, destinato a una longevità di due-tre decenni.
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