Irpinia DOC Aglianico ‘Zi Filicella’ 2021 – Ciro Picariello
Ciro Picariello e la sua compagna Rita Guerriero, nel 2004 decidono di inaugurare la loro avventura vitivinicola a Summonte, a pochi passi da Avellino. Una scelta di vita prima ancora che imprenditoriale, nata dall’amore per una terra straordinaria e dalla volontà di farne sentire la voce autentica nel bicchiere.
Ciro aveva iniziato a piantare le prime viti già nel 1990, vendendo inizialmente le uve a Feudi di San Gregorio, prima di intraprendere la produzione propria nel 2004. Da quel momento, la cantina di famiglia — gestita insieme alla moglie e al figlio Bruno — è cresciuta fino a diventare uno dei punti di riferimento indiscussi dell’Irpinia.
Il Terroir: due anime, un’identità
I vigneti si estendono oggi su circa 15 ettari distribuiti tra i borghi di Summonte, sede della cantina, e Montefredane. Summonte, a circa 650 metri di altitudine su suolo di origine vulcanica composto da rocce e argille, gode di un microclima più fresco; Montefredane, a circa 500 metri, presenta invece un suolo esclusivamente argilloso. Due contesti pedoclimatici distinti che Ciro sa leggere e interpretare con rara sensibilità.
Le escursioni termiche estive — in media intorno ai 17 gradi — aiutano l’uva a fissare i profumi, mentre le precipitazioni invernali alimentano le riserve idriche dei profondi valloni che scendono dalla montagna. Un ecosistema fragile e prezioso che Picariello tutela con metodi rigorosamente sostenibili: in vigna sono vietati insetticidi, diserbanti e pesticidi, e si pratica un parziale inerbimento per lasciare alla natura la massima libertà di espressione.
In Cantina: l’acciaio come scelta filosofica
In cantina si utilizzano esclusivamente vasche d’acciaio, tanto per la vinificazione quanto per l’affinamento, per non lasciare alcuna interferenza esterna sul vino e mantenerlo il più possibile aderente al territorio. Le uve vengono vendemmiate a mano in tarda ottobre — tardissimo per un bianco — e sottoposte a pressatura lenta utilizzando solo il primo fiore. Nessun lievito aggiunto, solfiti ridotti al minimo, nessuna filtrazione né chiarifica. Un approccio naturale coraggioso, che richiede grande competenza e una conoscenza profondissima del vigneto.
I Vini
Il cuore della produzione è il Fiano di Avellino DOCG, che da giovane si presenta vivace, minerale e fragrante, con note di mela, pesca bianca e nocciola, e un carattere selcioso molto marcato dovuto in parte ai suoli vulcanici. La sua capacità di invecchiare è leggendaria.
La cuvée di punta è il Ciro 906, un Fiano da singola vigna a Summonte, prodotto solo nelle annate più fredde quando le uve raggiungono l’acidità necessaria. Rispetto al base, affina più a lungo sulle fecce e viene commercializzato dopo un periodo aggiuntivo in bottiglia.
La gamma si completa con il Greco di Tufo, la Falanghina Beneventana “BruEmm”, l’Aglianico “Zi Filicella” da vigne di 80 anni a Mortemarano, e il raffinato “Brut Contadino”, un Metodo Classico da 100% Fiano di Avellino con rifermentazione in bottiglia per 24 mesi, dal perlage sottile e dalla spiccata vena acida e minerale.
Se oggi si parla con entusiasmo del contesto qualitativo dell’Irpinia e dei suoi vini bianchi, lo si deve anche allo straordinario lavoro portato avanti negli anni da Ciro Picariello, che appartiene alla strettissima schiera dei vignaioli che hanno letteralmente stravolto la tradizionale immagine del Fiano di Avellino. Non un produttore che insegue il mercato, ma un uomo che ascolta la terra — e la lascia parlare.
Vinificazione
Le vigne, con un’età media di circa 80 anni, sono coltivate con il tradizionale sistema a raggiera avellinese, tipico del territorio. Le uve, vendemmiate a mano, sono diraspate e avviate alla fermentazione in serbatoi d’acciaio inox a temperatura controllata, con macerazione sulle bucce e rimontaggi periodici. Dopo almeno 24 mesi di affinamento in vasche d’acciaio, il vino è pronto per l’imbottigliamento.
Degustazione
Di colore rosso rubino intenso, questo vino si presenta ricco ed elegante, con profumi avvolgenti di ribes nero, mora selvatica, mirtillo, accompagnati da sfumature floreali, erbacee e balsamiche. Note di morbide spezie e lievi accenni minerali di grafite completano il bouquet. In bocca è ampio e deciso, con una trama tannica fitta ben integrata al frutto denso e maturo. Il finale è molto persistente, caratterizzato da una piacevole freschezza.
Scopri tutti i vini di Ciro Picariello














