Romangia Rosso IGT “Tenores” 2019 – Dettori
Dettori è la cantina di una famiglia di pastori e agricoltori della Romangia, la piccola regione storica alle spalle di Sennori, nel nord-ovest della Sardegna. Il Tenores nasce qui, sulle colline che scendono verso il Golfo dell’Asinara, ed è uno dei rossi più autentici dell’isola.
La famiglia Dettori lega la propria storia alla vigna fin dall’Ottocento. Per generazioni il vino si vende sfuso, oppure si regala a parenti e amici del paese. Alla fine degli anni Novanta Alessandro torna a Sennori per seguire l’azienda del nonno e, con il padre Paolo, decide di imbottigliare tutto il vino. Nel 2003 è tra i vignaioli invitati da Luigi Veronelli ai primi incontri del movimento del vino naturale in Italia.
La loro idea è semplice e radicale: “Non seguiamo il mercato, produciamo vini che piacciono a noi”. Oggi la conduzione è ancora familiare, con l’aiuto della piccola comunità che vive e lavora intorno alla tenuta.
Le vigne di Dettori a Badde Nigolosu
Tutti i vini nascono dal cru di Badde Nigolosu: 26 ettari di vigna e 20 ettari di bosco e macchia mediterranea, divisi in sette clos. Le viti sono allevate ad alberello, senza irrigazione, con gli antichi cloni della Romangia: Retagliadu Nieddu, Vermentino, Pascale, Monica e Moscato. Il bosco intorno alle vigne protegge la biodiversità e ripara le piante dal vento più forte.
L’agricoltura è biodinamica e certificata. In vigna non entrano prodotti chimici di sintesi: il lavoro si fa a mano, pianta per pianta, con rese molto basse.
La vigna del Tenores copre circa 4 ettari a 245 metri sul mare, con piante di oltre quarant’anni e fino a 6.000 ceppi per ettaro. I suoli sono antichi, del Miocene: marne, calcari, arenarie e terre rosse ricche di ferro, pieni di pietre e con un ottimo drenaggio. Il vento del mare asciuga le uve e porta sapidità.
Il vitigno è il Retagliadu Nieddu, un antico clone locale di Cannonau, vinificato in purezza. Il nome del vino richiama il canto a tenore, il coro sardo a quattro voci profonde. Nelle annate difficili la famiglia rinuncia al Tenores: non è uscito nel 2004, nel 2007, nel 2008 e nel 2011.
Vinificazione e affinamento del Tenores
La vendemmia è manuale, con una selezione attenta dei grappoli. Le uve vengono diraspate senza pigiatura e fermentano spontaneamente con i lieviti indigeni in vasche di cemento, l’unico materiale usato in cantina.
Non si aggiungono lieviti, additivi o correzioni. Il vino non viene chiarificato né filtrato. L’affinamento dura circa tre anni tra cemento e vetro, senza legno: per la famiglia struttura e maturità devono venire dalla vigna, non dalla barrique.
Il Tenores 2019 è un rosso potente ma fedele al suo luogo, con un grado alcolico alto (16,5%) dovuto al sole della Romangia e alla piena maturazione delle uve. Può invecchiare bene per 20-25 anni.
Degustazione del Dettori Tenores 2019
Alla vista è rosso rubino intenso e profondo, con riflessi scuri.
Al naso è caldo e mediterraneo: ciliegia matura, prugna e frutti di bosco, poi mirto, erbe officinali, macchia mediterranea, spezie scure, liquirizia e un richiamo ferroso che ricorda la terra rossa della vigna.
In bocca è pieno e materico, con tannini fitti ma delicati, una bella freschezza e una sapidità salina che allunga il sorso. Il finale è lungo, con ritorni di frutto, erbe e note minerali. Un vino che cambia nel bicchiere e merita tempo.
Da servire intorno ai 16-18 gradi, aprendo la bottiglia con un po’ di anticipo. Sta bene con carni rosse alla griglia, brasati, agnello, selvaggina e formaggi stagionati, come il pecorino sardo. Il Tenores regge bene anche diversi anni in cantina.
Della stessa cantina trovi anche il bianco: Romangia Bianco Vermentino 2023.
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