Romangia Bianco Vermentino IGT 2023 – Dettori
Dettori è la cantina di una famiglia di pastori e agricoltori della Romangia, la piccola regione storica alle spalle di Sennori, nel nord-ovest della Sardegna. Questo Vermentino nasce sulle colline che scendono verso il Golfo dell’Asinara ed è uno dei bianchi più personali dell’isola.
La famiglia Dettori lega la propria storia alla vigna fin dall’Ottocento. Per generazioni il vino si vende sfuso, oppure si regala a parenti e amici del paese. Alla fine degli anni Novanta Alessandro torna a Sennori per seguire l’azienda del nonno e, con il padre Paolo, decide di imbottigliare tutto il vino. Nel 2003 è tra i vignaioli invitati da Luigi Veronelli ai primi incontri del movimento del vino naturale in Italia.
La loro idea è semplice e radicale: “Non seguiamo il mercato, produciamo vini che piacciono a noi”. Oggi la conduzione è ancora familiare, con l’aiuto della piccola comunità che vive e lavora intorno alla tenuta.
Le vigne di Dettori a Badde Nigolosu
Tutti i vini nascono dal cru di Badde Nigolosu: 26 ettari di vigna e 20 ettari di bosco e macchia mediterranea, divisi in sette clos. Le viti sono allevate ad alberello, senza irrigazione, con gli antichi cloni della Romangia: Retagliadu Nieddu, Pascale, Monica, Moscato e lo stesso Vermentino. Il bosco intorno alle vigne protegge la biodiversità e ripara le piante dal vento più forte.
L’agricoltura è biodinamica e certificata. In vigna non entrano prodotti chimici di sintesi: il lavoro si fa a mano, pianta per pianta, con rese molto basse.
Il Vermentino viene dalla vigna Dorado, poco meno di 3 ettari a circa 300 metri sul mare, su suoli calcarei di collina. Le piante sono vecchie, vicine ai sessant’anni, e danno pochi grappoli piccoli e concentrati. Il sole forte e il vento salato del golfo portano maturità piena e una sapidità che si ritrova nel bicchiere.
La denominazione è Romangia IGT, scelta dalla famiglia per lavorare in libertà, seguendo l’annata e non un disciplinare. Ogni annata ha il suo carattere.
Vinificazione e affinamento del Vermentino
La vendemmia è manuale. Le uve vengono diraspate e lasciate per alcuni giorni a contatto con le bucce, come si fa con i rossi: da qui il colore dorato e la struttura del vino. La fermentazione parte da sola, con i lieviti indigeni, in vasche di cemento, l’unico materiale usato in cantina.
Non si aggiungono lieviti, additivi o solfiti. Il vino non viene chiarificato né filtrato. L’affinamento è lungo, prima in cemento e poi in bottiglia, senza legno: il bianco deve raccontare la vigna, non il contenitore.
Il risultato è un bianco ricco e potente, con un grado alcolico alto (15,5%) dovuto al sole della Romangia. Non è un Vermentino da aperitivo veloce: regge bene diversi anni in cantina e cresce nel tempo.
Degustazione del Dettori Vermentino 2023
Alla vista è giallo dorato intenso, luminoso, con riflessi ambrati che raccontano la macerazione sulle bucce.
Al naso è ampio e mediterraneo: agrumi maturi, scorza d’arancia, fiori d’arancio e albicocca candita, poi erbe aromatiche, macchia mediterranea e una nota salina e iodata.
In bocca è pieno e avvolgente, con una leggera trama tannica, una bella freschezza e una sapidità marina che allunga il sorso. Il finale è lungo e pulito, con ritorni di agrumi e note minerali. Un vino che cambia nel bicchiere e merita tempo.
Da servire fresco ma non freddo, intorno ai 12-14 gradi, aprendo la bottiglia con un po’ di anticipo. Sta bene con formaggi stagionati, primi con sughi bianchi, pesce al forno, carni bianche e cacciagione da piuma.
Della stessa cantina trovi anche il rosso: Romangia Rosso Tenores 2019.
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