Vin de France Jurançon “Mansengs” 2024 – Domaine Lajibe – Jean-Baptiste Semmartin
Domaine Lajibe nasce da una storia fuori dagli schemi ordinari del vino francese. Jean-Baptiste Semmartin, fondatore e anima del progetto, arriva alla vigna intorno ai quarant’anni dopo una carriera da schermidore di alto livello — fino alla nazionale francese — e da insegnante a Parigi. È nella palestra e nella disciplina sportiva che ha forgiato quella precisione e quella tensione verso l’eccellenza che si ritrovano, oggi, in ogni sua bottiglia. Il richiamo delle radici si è rivelato più forte di tutto il resto: Semmartin è originario della Bigorra (non del Béarn, tiene a precisarlo) e al Sud-Ovest ha fatto ritorno per restare.
La sua formazione enologica è rigorosa e volutamente eterogenea: si forma a Grand-Puy-Lacoste nel Médoc, a Collioure nel Roussillon, presso il biodinamista Emmanuel Giboulot in Borgogna, e infine al Domaine Cauhapé a Jurançon, dove intuisce di aver trovato il suo terroir d’elezione. Nel 2017 si insedia definitivamente a Lucq-de-Béarn, all’estremo ovest dell’appellation Jurançon, grazie al fondamentale supporto della famiglia Estoueigt, proprietaria del Domaine Larroudé: un fermage iniziale di 2,5 ettari da cui nasce il Domaine Lajibe. Il primo millesimo viene accolto con entusiasmo unanime per la sua energia cristallina e la sua purezza. In pochi anni il domaine cresce fino a raggiungere gli 8 ettari attuali, con l’acquisizione recente del Clos Benguères sulle alture di Jurançon.
Lucq-de-Béarn è un paesaggio verde, piovoso, dove il sole non è scontato e l’esposizione diventa un fattore decisivo. Le parcelle storiche del domaine — Serres-Seques, Haure e Carmeret — godono tutte di orientamento a sud, quasi altari rivolti al sole dei Pirenei. Sotto le viti si trovano conglomerati di rocce detritiche, tipici dei fondovalle montagnosi dell’Avant-pays pyrénéen: suoli poveri, drenanti, che spingono le radici in profondità e restituiscono acidità naturale e mineralità tagliente ai vini. I rendimenti sono tra i più bassi dell’intera appellation, inferiori a 10 hl/ha: una scelta radicale che garantisce concentrazione e intensità aromatica straordinarie.
L’approccio in vigna è biodinamico, certificato Demeter: nessun prodotto chimico di sintesi, lavorazioni manuali, rispetto dei ritmi naturali e cura della biodiversità. In cantina la filosofia è quella del minimo intervento: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, elevage in legno di varia capacità, nessuna filtrazione, nessuna aggiunta di solfiti. Il risultato è una gamma di bianchi dall’identità immediata — densi e intensi, ma sempre attraversati da una tensione rara e da una salinità che li rende unici nel panorama del Sud-Ovest. Le migliori cuvée sono eccellenti vini da beva giovane ma al tempo stesso solidi candidati alla guardia fino a 10–15 anni.
Nel 2021, forte del successo del domaine, Jean-Baptiste fonda la struttura di négoce Mansengs et Compagnie, con l’obiettivo di esplorare la diversità dei vitigni Manseng al di là dei confini di Jurançon, lavorando uve biologiche provenienti da produttori selezionati in Guascogna e nell’appellation stessa. Oggi queste cuvée si integrano pienamente nell’identità di Lajibe, vinificate con la medesima cura e la stessa filosofia. Jean-Baptiste è affiancato dalla compagna Juliana, con cui condivide una visione del vino come specchio fedele di un territorio selvaggio, antico e ancora tutto da scoprire.
Vinificazione e Affinamento
Mansengs è una cuvée in Vin de France che nasce dall’assemblaggio di Gros Manseng proveniente da una parcella in Guascogna (Gers) e di una quota di Petit Manseng di proprietà del domaine, ricco di zuccheri naturali e caratterizzato da una fermentazione spontanea particolarmente lenta e prolungata. Le uve sono coltivate in regime biologico e biodinamico, vendemmiate manualmente a piena maturità. La fermentazione avviene con lieviti indigeni, senza inoculo di lieviti selezionati. L’elevage si svolge in legno, con tempi calibrati alla personalità dell’annata. Il vino non viene filtrato né chiarificato. Nessuna aggiunta di solfiti durante la vinificazione né all’imbottigliamento.
Degustazione
Colore giallo dorato brillante, con vivaci riflessi verdi che rivelano la giovinezza e la tensione del vino.
Al naso l’espressione è immediata e avvolgente: scorze di agrumi (limone verde, pompelmo bianco), frutta tropicale appena accennata (ananas, frutto della passione), fiori bianchi e una sottile nota di zenzero fresco che percorre tutta la gamma olfattiva. Con l’ossigenazione emergono sfumature di frutta a polpa gialla matura — pesca, albicocca — e un fondo di mineralità sapida che anticipa la bocca.
In bocca il Mansengs si distingue per la sua densità senza pesantezza: materia piena, avvolgente, sostenuta da un’acidità vibrante e tagliente che è la firma inconfondibile dei Manseng vinificati da Jean-Baptiste Semmartin. Il sorso è energico, teso, con una progressione salina che porta a un finale lungo, salivante, di grande freschezza. La struttura invita alla guardia — 2–5 anni dalla vendemmia per le annate più complesse — ma la bevibilità è già eccellente alla prima apertura.
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