Montecitorio 2022 – Vigneti Massa
Vigneti Massa firma con il Montecitorio uno dei suoi tre cru di Timorasso. È il bianco più fresco e minerale della famiglia, nato da una sola vigna sulle colline di Monleale.
La cantina è a Monleale, nei Colli Tortonesi, in provincia di Alessandria. La famiglia Massa lavora qui dal 1879. Dagli anni Settanta la guida è Walter Massa, l’uomo che ha salvato il Timorasso quando quasi nessuno lo coltivava più.
La prima annata di Timorasso firmata da Walter è la 1987. Con gli anni ha capito che ogni vigna parlava in modo diverso. Così dalla vendemmia 2010 imbottiglia a parte tre cru: Costa del Vento, Sterpi e Montecitorio.
Oggi in vigna ci sono Timorasso, Barbera, Croatina e Freisa, le uve storiche del Tortonese.

La vigna Montecitorio
La vigna è piccola: circa 1,6 ettari a 300 metri di quota. Le piante hanno una ventina d’anni.
La differenza la fa l’esposizione. Costa del Vento e Sterpi guardano a sud e sud-ovest, verso il sole. Montecitorio invece è rivolta a nord-est. Prende la luce del mattino e resta più fresca nelle ore calde.
Il suolo è di marne e calcare, chiaro e povero. Su questa terra il Timorasso cresce lento e dà un vino più teso, più asciutto e più minerale degli altri cru. In vigna si lavora in modo naturale, senza chimica di sintesi, anche se l’azienda non è certificata.
Vigneti Massa e l’annata 2022
La 2022 è stata un’annata molto calda e secca. In vigna si è dovuto correre: la vendemmia è stata rapida per non perdere la freschezza dell’uva.
Proprio in un anno così l’esposizione fresca di Montecitorio diventa preziosa. Le uve sono arrivate in cantina mature, ma con l’acidità che serve al Timorasso per invecchiare bene. Il vino ha 14 gradi.
È un’annata generosa, da aspettare con calma.
Vinificazione e Affinamento
L’uva si raccoglie a mano, quando il raspo diventa legnoso, segno che il grappolo è maturo. In cantina le bucce restano a contatto con il mosto a freddo, circa 10 gradi, per 30-40 ore. Così il vino prende più profumi e più sostanza.
Poi parte la fermentazione con i lieviti indigeni. È lenta: dura circa 40 giorni. Il vino resta almeno un anno sulle fecce fini, sempre in acciaio. Ogni dieci-quindici giorni le fecce vengono rimesse in sospensione con il bâtonnage. Il legno non entra mai. Al momento di imbottigliare si aggiunge solo una piccola dose di solfiti.
Degustazione
Nel bicchiere il Montecitorio 2022 è giallo paglierino con riflessi dorati.
Il naso è ampio. Ci sono fiori, scorza di agrumi e una nota di resina che ricorda le colline in estate. Con il tempo arriveranno anche i sentori di idrocarburo tipici del Timorasso maturo.
In bocca colpiscono la sapidità e la freschezza. La struttura è importante, ma il sorso resta dritto e pulito. Il finale è lungo e salato, con un ritorno di agrumi.
Va servito a 10-12 gradi, in un calice da bianco ampio. Si può bere già oggi, ma regge senza problemi altri cinque-dieci anni in cantina.
A tavola chiede piatti di carattere. Provalo con i crudi di pesce, i crostacei e i primi di mare. Sta bene anche con le carni bianche e i formaggi a pasta dura.
Il Montecitorio mostra il lato più fresco e verticale di Vigneti Massa. Per capire le differenze fra i cru, in cantina trovi lo Sterpi 2022, della stessa annata ma più caldo e ricco, e il Derthona 2024, che unisce tante vigne di Timorasso.
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