Sterpi 2021 – Vigneti Massa
Vigneti Massa presenta lo Sterpi 2021, un cru di Timorasso che ha già qualche anno di bottiglia alle spalle. È il momento giusto per scoprire come cresce questo grande bianco piemontese.
La storia comincia a Monleale, sulle colline di Tortona. Qui la famiglia Massa fa vino dal 1879. Walter Massa prende le redini negli anni Settanta e decide di puntare su un’uva bianca dimenticata, il Timorasso.
Nel 1987 esce la sua prima annata. All’inizio in pochi gli danno ragione. Oggi il Timorasso è il vino simbolo dei Colli Tortonesi e tanti giovani vignaioli hanno seguito la sua strada. Accanto al Timorasso, in azienda crescono anche Barbera, Croatina e Freisa.
Dalla vendemmia 2010 Walter separa le sue vigne migliori in tre cru. Lo Sterpi è uno di questi. Gli altri due sono Costa del Vento e Montecitorio.

La vigna Sterpi
In dialetto “sterpi” sono le sterpaglie, i rovi e gli arbusti che crescono sui terreni poveri. Il nome dice già molto di questa vigna.
È una sola parcella di circa 1,5 ettari a Monleale, a 280 metri di quota. Guarda a sud-ovest e prende il sole del pomeriggio. Le viti sono state piantate nel 1996 e nel 2006 e sono allevate a Guyot.
Il terreno è sciolto, pieno di sassi e calcare. Le radici devono scendere a fondo per trovare acqua. Il risultato è un vino caldo e ricco, ma con una spina minerale forte.
Vigneti Massa e il tempo in bottiglia
Il Timorasso è un bianco che ama aspettare. Da giovane è fresco e chiuso. Dopo qualche anno si apre e cambia volto: arrivano il miele, la frutta secca e le note di idrocarburo, simili a quelle dei grandi Riesling.
La 2021 oggi è proprio a questo punto. Non è più un vino giovane, ma è ancora lontano dalla piena maturità. Ha la freschezza dei primi anni e insieme i primi segni dell’evoluzione.
Se ne hai più di una bottiglia, puoi aprirne una oggi e lasciare le altre in cantina ancora qualche anno.
Vinificazione e Affinamento
L’uva viene raccolta a mano. In cantina il mosto resta qualche decina di ore con le bucce, al freddo, per prendere profumi e sostanza.
La fermentazione avviene in acciaio, a temperatura controllata. Poi il vino riposa per circa 10 mesi sulle fecce fini, che vengono rimescolate spesso con il bâtonnage. Dopo l’imbottigliamento affina ancora circa 6 mesi in bottiglia prima di uscire. Niente legno: tutto il carattere viene dall’uva e dalla vigna.
Degustazione
Nel bicchiere lo Sterpi 2021 è giallo dorato brillante.
Al naso si sentono miele, frutta gialla matura e mela, poi fiori di acacia e scorza di agrumi. Dietro arrivano le noci, una nota di selce e i primi accenni di idrocarburo.
In bocca è pieno e caldo, con 14,5 gradi ben nascosti dalla freschezza. La salinità tiene il sorso vivo fino alla fine. Il finale è lungo e torna sul miele e sulla pietra.
Va servito a 10-12 gradi. Conviene aprirlo un po’ prima e usare un calice ampio, così ha il tempo di respirare. Si può bere anche da solo, a fine pasto, con calma.
A tavola vuole piatti di sostanza. Provalo con il pesce al forno, i crostacei, i piatti vegetariani e i formaggi semistagionati. Sta bene anche con una torta salata di verdure.
Lo Sterpi 2021 mostra cosa diventa un Timorasso di Vigneti Massa con il tempo. Per un confronto, in cantina trovi lo Sterpi 2022, la stessa vigna in un’annata più calda, e il Montecitorio 2022, il cru più fresco.
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