Langhe Rosso Doc 2024 – DWNL Alessandro Salvano
DWNL, Drink Wines, Not Labels — «bevi i vini, non le etichette» — non è solo un nome: è il manifesto di Alessandro Salvano, il vignaiolo che dal 2019 ha fatto di questa provocazione la sua intera filosofia. Cresciuto a Montelupo Albese, un paese delle Langhe a pochi passi da Serralunga d’Alba, con i nonni vignaioli e le viti sotto casa, Alessandro si è ritrovato davanti a un paradosso: i suoi vigneti distano appena cinquanta metri dal confine del Barolo, tracciato negli anni Ottanta. Stesso suolo di marne bluastre, stessa altitudine, stesso Nebbiolo — ma quel Nebbiolo, per una manciata di metri, non potrà mai chiamarsi Barolo.
Da qui nasce DWNL: il nome è insieme una dichiarazione d’intenti e uno sberleffo al sistema delle denominazioni. Ciò che conta, dice Alessandro, non è la riga su una carta geografica, ma quello che c’è davvero nella bottiglia.
La sua non è però la ribellione di un improvvisatore. Salvano si è diplomato alla Scuola Enologica di Alba e ha fatto la gavetta nelle grandi cantine di Barolo e Barbaresco, con un lungo apprendistato da Borgogno, prima di un’esperienza all’estero. Quando è tornato, si è portato dietro una domanda tagliente: perché una linea su una mappa dovrebbe decidere quanto sul serio prendere un vino? La risposta sono i circa otto ettari di vigne che lavora a Montelupo Albese — partendo dai filari di famiglia, quelli dello zio a est di Serralunga — da cui ricava poche migliaia di bottiglie l’anno.
In vigna il lavoro è biologico: nessun diserbante, nessun trattamento di sintesi, molta manualità e rispetto per il suolo. In cantina l’approccio è non interventista nel senso più pieno del termine: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, uso del grappolo intero — una firma stilistica di ispirazione quasi beaujolais, che ammorbidisce i tannini e libera il lato floreale e succoso dei vitigni — nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, solforosa ridotta al minimo. Il risultato sono vini tesi, nervosi, di grande bevibilità, lontanissimi dai cliché piemontesi di potenza e legno.
La gamma Drink Wines, Not Labels fotografa le Langhe da un’angolazione insolita: Langhe Chardonnay, Langhe Pinot Nero, Langhe Nebbiolo, il Langhe Rosso da Dolcetto e il provocatorio OUTSIDE, un Nebbiolo vinificato secondo il disciplinare del Barolo pur nascendo fuori dai suoi confini — il manifesto liquido di tutta la filosofia di Salvano. Anche le etichette raccontano questa idea: minimaliste, essenziali, quasi mute, invitano a guardare oltre l’apparenza.
Ciò che rende Alessandro Salvano uno dei nomi più interessanti della nuova Langa non è solo la qualità dei suoi vini, ma la coerenza con cui porta avanti un’idea: che oggi un bravo viticoltore non abbia bisogno di nascondersi dietro un’appellazione blasonata per fare grande vino. È un discorso che parla al presente, in un momento in cui sempre più bevitori cercano autenticità, freschezza e verità nel bicchiere, più che il prestigio di un nome in etichetta.
Portare a casa una bottiglia Drink Wines, Not Labels significa scegliere le Langhe senza filtri: un territorio straordinario raccontato da un vignaiolo giovane, colto e testardo, che ha fatto della propria posizione “scomoda” la sua più grande libertà.
Il Langhe Rosso 2024 di DWNL è un Dolcetto in purezza, da uve coltivate in regime biologico sulle colline di Montelupo Albese, intorno ai 400 metri di altitudine. La vinificazione segue l’impronta non interventista della casa: fermentazione spontanea con lieviti indigeni e macerazione a grappolo intero in vasche di acciaio aperte, per circa due settimane, così da estrarre colore e profumo preservando la vena fresca e croccante del vitigno; la fermentazione malolattica si svolge naturalmente e l’affinamento prosegue in acciaio, senza legno, per mantenere intatta la purezza del frutto.
Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione e solforosa ridotta al minimo completano un metodo che punta tutto sulla bevibilità e sull’identità del luogo, restituendo un Dolcetto lontano dalla versione vinosa e rotonda della tradizione: più vivo, più verticale, più contemporaneo.
Degustazione
Colore: rosso rubino vivace e luminoso, di media intensità, con riflessi purpurei.
Naso: immediato e floreale, si apre su viola e garofano, poi frutti di bosco — mora, ribes, ciliegia — su un fondo lievemente erbaceo e speziato che tradisce l’uso del grappolo intero.
Bocca: fresca e succosa, dal sorso agile e beverino; il frutto è croccante, l’acidità viva e i tannini appena graffianti danno nerbo senza appesantire. Chiusura saporita e dissetante.
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