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Champagne Aoc “Fosse Grely” 2022 – Ruppert Leroy

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Descrizione

Champagne Aoc “Fosse Grely” 2022 – Ruppert Leroy

Ruppert Leroy è uno dei nomi che meglio incarnano la nuova frontiera meridionale della Champagne, quella della Côte des Bar, nel dipartimento dell’Aube. Il domaine ha sede a Essoyes, minuscolo villaggio a pochi chilometri dal confine con la Côte d’Or e a un tiro di schioppo da Chablis: qui il paesaggio, i suoli e persino la luce raccontano più la Borgogna settentrionale che le grandi Maison di Reims.

È proprio questa posizione periferica, lontana dai riflettori, ad aver permesso a Bénédicte Leroy e al marito Emmanuel “Manu” Leroy di costruire un progetto radicale e coerente, oggi tra i più ricercati nel mondo dello Champagne artigianale e naturale.

La storia comincia negli anni Settanta, quando i genitori di Bénédicte si trasferiscono a Essoyes e, poco alla volta, piantano quattro ettari di vigna tra Essoyes e Noé-les-Mallets. Per decenni le uve vengono conferite alla cooperativa locale. Nel 2009, alla vigilia del ritiro del padre, Bénédicte rileva la proprietà a una condizione precisa: coltivare in biologico e vinificare in proprio. Nasce così, intorno al 2010, lo Champagne a marchio Ruppert-Leroy. La conversione è rapida e senza compromessi: certificazione biologica nel 2013 e biodinamica Demeter nel 2014.

Ma ridurre Ruppert-Leroy a un semplice domaine viticolo sarebbe fuorviante. Manu e Bénédicte hanno costruito una vera e propria fattoria biodinamica autosufficiente: animali, orto, compost autoprodotto, preparati biodinamici e un ecosistema rigenerativo pensato come un organismo unico. La vigna non è un monocultivo, ma parte di un equilibrio più ampio, in cui il suolo vivo è il vero capitale. I terreni sono argillo-calcarei di matrice kimmeridgiana, con forte presenza di argille rosse — la stessa firma geologica che rende inconfondibili i grandi bianchi di Chablis.

In cantina la filosofia si riassume in una formula tanto semplice quanto esigente: molta attenzione, pochissimo intervento. Le fermentazioni partono con soli lieviti indigeni, senza aggiunte enologiche; gli affinamenti avvengono in larga parte in legno (barrique da 225 litri e demi-muid da 500 litri); la maggior parte delle etichette è Brut Nature, senza dosaggio, con solfiti ridotti al minimo o del tutto assenti. Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione. Il risultato è uno stile vinoso, verticale e salino, dove l’effervescenza è al servizio del vino e mai il contrario.

La produzione è volutamente confidenziale — circa 20.000 bottiglie l’anno — e articolata in una manciata di etichette parcellari di grande precisione: Fosse Grely, Papillon, Martin Fontaine, Les Cognaux, un rosé de saignée e la riserva perpetua “11, 12, 13…”. Ogni etichetta è il ritratto di un singolo appezzamento, letto con la lente della biodinamica e di una viticoltura che rifiuta ogni scorciatoia.

Non stupisce che i vini di Ruppert-Leroy siano diventati un riferimento assoluto per gli amanti dello Champagne di territorio, contesi dalle carte dei ristoranti più difficili da prenotare di Parigi e dagli appassionati di tutto il mondo. Sono bollicine che chiedono ascolto: autentiche, imperfette nel senso più nobile del termine, capaci di raccontare un luogo e due persone che hanno scelto di fare le cose nell’unico modo che ritengono giusto — con rispetto, pazienza e coraggio.

Il nome Fosse Grely viene direttamente dalla parcella che dà origine al vino: la più estesa del domaine e la prima piantata dal padre di Bénédicte, Gérard, negli anni Ottanta. Nel dialetto locale fosse indica la fossa, l’avvallamento ai piedi della collina di Essoyes dove riposa la vigna, mentre grely è un’antica parola che significa ghiaia. Il toponimo racconta così, in poche sillabe, la carta d’identità del sito: un fondovalle ghiaioso su matrice argillo-calcarea.

Vinificazione

Ruppert Leroy Fosse Grely nasce dalla parcella omonima — selezione massale di Pinot Noir e Chardonnay (indicativamente 80% e 20%) su suoli argillo-calcarei a dominante di argilla rossa. Dopo una pressatura diretta e delicata, il mosto svolge la decantazione a freddo in modo naturale, sfruttando le sole gelate invernali. La fermentazione alcolica parte con i soli lieviti indigeni, senza aggiunte, e prosegue insieme all’élevage sulle fecce fini in legno — barrique da 225 litri e demi-muid da 500 litri — per circa nove mesi, con malolattica svolta naturalmente.

Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione. Il vino affina poi sui lieviti in bottiglia per circa 18-20 mesi, con sboccatura à la volée e senza liqueur d’expédition: ne esce un Champagne Brut Nature, senza solfiti aggiunti. È l’etichetta più cesellata e minerale della gamma, quella che più di ogni altra rivela la parentela tra i suoli kimmeridgiani di Essoyes e quelli della vicina Chablis.

Degustazione

Colore: giallo paglierino con riflessi dorati, perlage fine e continuo.

Naso: apertura floreale e agrumata — fiori bianchi, scorza di limone, pompelmo — seguita da frutta a polpa bianca, delicate note di lievito e un fondo gessoso e minerale.

Bocca: attacco brioso e slanciato, dominato da un’acidità tagliente e da una sapidità che richiama il gesso kimmeridgiano; il sorso è verticale, asciutto e vinoso, di grande nitidezza, con un finale lungo e minerale. La cifra Brut Nature ne esalta la tensione.

Scopri tutte le etichette di Ruppert Leroy – La Cantina di Ebe

Specifiche Tecniche

Denominazione: Champagne Aoc

Azienda: Ruppert Leroy

Tipologia: Champagne

Annata: 2022

Vitigni: 80% Pinot Noir / 20% Chardonnay

Alcol: 12%

Formato: 0.75l

Allergeni: Solfiti

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