Anjou Aoc “L’Esprit Libre” 2023 – Thomas Batardière
Thomas Batardière è uno dei vignaioli più seguiti della nuova Loira naturale, e L’Esprit Libre è il suo Chenin Blanc d’ingresso: il vino che fa capire in un sorso lo stile del domaine. Nato ad Angers nel 1980, Thomas arriva al vino per una strada insolita, dopo studi di antropologia e di cinema e qualche anno dietro la macchina da presa.
Il vino lo conquista lavorando come sommelier. Poi passa dall’altra parte del bancone: per quasi tre anni lavora al fianco di Mathieu Vallée a Château Yvonne, nel Saumurois, dove fa di tutto, dalla vigna alla cantina. Intanto frequenta la scuola di viticoltura di Beaune.
Nel 2012 Thomas Batardière compra due ettari di vecchie vigne di Chenin a Rablay-sur-Layon, nel cuore dell’Anjou. Comincia, come racconta lui, senza cantina, senza casa e senza trattore. Nel 2014 costruisce cantina e casa accanto a quelle di Richard Leroy, vicino di vigna e amico. Oggi lavora con la compagna Marie-Lise, e alcune etichette portano i nomi di entrambi.
Il domaine conta circa 3,5 ettari: 2,5 di Chenin Blanc, il resto Grolleau e un po’ di Cabernet Franc. La vigna è in biodinamica dal primo giorno, con certificazione Demeter dal 2015, e il lavoro è quasi tutto a mano.
Rablay-sur-Layon è un piccolo villaggio sulla riva del Layon, l’affluente della Loira che dà il nome a una delle valli più antiche dell’Anjou. Per secoli qui si sono fatti soprattutto vini dolci. Oggi, accanto a nomi come Richard Leroy e il Domaine des Sablonettes, una piccola comunità di vignaioli ha riportato il Chenin secco al centro della scena, con vini di grande precisione.
Le uve dell’Esprit Libre vengono da tre parcelle intorno a Rablay, con viti fra i 15 e i 90 anni. I suoli sono sabbie rosse e ghiaie di quarzo sopra lo scisto tipico dell’Anjou: terreni poveri e drenanti che danno al vino freschezza, sale e una trama minerale netta.
Sulla riva destra del Layon, sul coteau di Faye d’Anjou, Thomas lavora il Clos des Cocus: 0,6 ettari di Chenin piantati nel 1968, in cima alla collina, vicino al lieu-dit Montbenault. Il Grand Clos è invece una vigna giovane, piantata nel 2020 a Rablay, sulla stessa collina dell’Esprit Libre ma su scisto più eroso. Completano la gamma Les Noëls de Montbenault e il rosso Amor Fati, da Grolleau.
Vinificazione e Affinamento dell’Esprit Libre
La vendemmia è manuale. L’uva viene pressata piano e il mosto non viene chiarificato. I mosti delle tre parcelle si uniscono in vasche d’acciaio prima della fermentazione, che parte da sola, con i lieviti indigeni e senza controllo della temperatura: la cantina interrata resta da sé intorno ai 14 gradi. Anche la malolattica si svolge in modo naturale e completo.
L’Esprit Libre resta sulle sue fecce fino all’estate, in acciaio. Una parte del vino serve a Thomas Batardière per “preparare” le botti da 500 litri che poi accoglieranno il Clos des Cocus. Il vino non viene chiarificato né filtrato, e la solforosa è minima: poca, aggiunta solo verso l’imbottigliamento.
Degustazione dell’Esprit Libre di Thomas Batardière
Nel bicchiere è giallo paglierino luminoso. Al naso arrivano agrumi e lime, pera, fiori bianchi e una nota di pietra bagnata che richiama lo scisto.
In bocca L’Esprit Libre è salino e diritto, con un’acidità viva che tiene il sorso leggero e una trama minerale che accompagna il finale, lungo e pulito. È il Chenin da aprire senza aspettare, ma regge bene anche qualche anno in cantina.
A tavola sta bene con piatti di pesce, crudi e frutti di mare, formaggi freschi e caprini, carni bianche. Servito a 10-12 gradi dà il meglio di sé. Chi lo apprezza può salire verso il Clos des Cocus e il Grand Clos, i bianchi più profondi del domaine.
Scopri tutte le etichette di Thomas Batardière e gli altri vini della Loira.













