Lazio Igt “Botte Ventidue” 2023 – Damiano Ciolli
Damiano Ciolli è il vignaiolo che più di ogni altro ha restituito dignità e prestigio al vino di Olevano Romano, borgo medievale sulle colline a sud-est di Roma. Con il Botte Ventidue 2023, unico vino bianco della sua produzione, firma un’etichetta che racconta un territorio antichissimo attraverso due vitigni autoctoni quasi dimenticati: il Trebbiano Verde e l’Ottonese.
Olevano Romano è terra di vino fin dall’epoca romana. Secondo la tradizione locale, il nome stesso del paese unirebbe due parole, olio e vino, le ricchezze che da secoli scandiscono la vita di queste colline. Qui i vigneti salgono tra i 300 e i 450 metri di altitudine, su suoli di origine vulcanica dal caratteristico colore rosso intenso, ricchi di minerali e naturalmente drenanti, ai piedi del Monte Celeste. È un ambiente con forti escursioni termiche, dove l’uva matura lentamente e conserva freschezza, profumi e una spiccata sapidità.
La storia della famiglia Ciolli affonda le radici in almeno quattro generazioni di viticoltori. Il nonno Guido e il padre Costantino, come gran parte dei produttori della zona, vendevano il proprio vino sfuso alle osterie e ai commercianti della Capitale. Da bambino Damiano accompagnava il padre a vendere il vino riempiendo le taniche direttamente dal retro del camion. Questo ricordo racconta bene quanto il vino di Olevano sia stato, per decenni, un prodotto da consumo quotidiano più che un vino da custodire.
Nel 2001 Damiano prende in mano l’azienda di famiglia con un’idea precisa e controcorrente: dimostrare che il Cesanese d’Affile, vitigno simbolo del Lazio troppo a lungo sottovalutato, poteva dare vini di grande finezza ed eleganza. Inizia così a imbottigliare in proprio, abbandonando lo sfuso e puntando tutto sulla qualità. Al suo fianco c’è Letizia Rocchi, enologa, compagna di vita e di lavoro. Ha una solida formazione scientifica e un’esperienza internazionale, e porta in cantina rigore tecnico e visione.
Oggi Damiano Ciolli e Letizia conducono una piccola realtà artigianale di circa 7 ettari, curata in ogni dettaglio. In vigna seguono i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. È una scelta nata anche dalla necessità di restituire vita a suoli impoveriti dall’uso massiccio di prodotti chimici nel dopoguerra. L’inerbimento e i sovesci preservano la fertilità naturale della terra, mentre la vendemmia è rigorosamente manuale, con le uve raccolte solo al momento della piena maturità.
In cantina la filosofia è altrettanto essenziale: fermentazioni spontanee con soli lieviti indigeni, nessun additivo, interventi ridotti al minimo. L’obiettivo non è la potenza ma la bevibilità, la freschezza e la trasparenza del territorio. Per Damiano il Cesanese non deve imitare i grandi rossi concentrati: deve essere succoso, slanciato e capace di raccontare il suolo vulcanico da cui nasce.
Da questa visione nascono pochi vini, tutti identitari. Il Silene, Cesanese di Olevano Romano Superiore, è fragrante e immediato. Il Cirsium, Riserva da vecchie vigne, è più profondo e complesso. Il Botte Ventidue è il bianco nato dall’intuizione di Letizia, che recupera due varietà storiche del territorio e le affida a un’unica grande botte.
Il lavoro di Damiano Ciolli ha trasformato una cantina di vino sfuso in un punto di riferimento assoluto per il Cesanese, apprezzato dalla critica italiana e internazionale e presente nelle migliori carte dei vini. Su La Cantina di Ebe selezioniamo le sue bottiglie perché dimostrano che il Lazio, a pochi chilometri da Roma, sa esprimere vini artigianali autentici, sinceri e di straordinario carattere.
Botte Ventidue nasce dall’intuizione di Letizia e da un’attenta analisi del territorio. È un blend di uve provenienti da due vigneti piantati in periodi diversi e coltivati con metodi tradizionali. Composto per il 70% da Trebbiano e per il 30% da Ottonese, due vitigni a bacca bianca tipici della zona di Olevano Romano. Le uve vengono raccolte manualmente al momento della maturazione ottimale e vinificate per esaltarne la tipicità e la connessione con il territorio.
Dopo la pigiadiraspatura, il mosto fermenta spontaneamente in botte grande, dove rimane per 11 mesi a contatto con i depositi grossi. È proprio questa botte, contrassegnata con il numero 22, a dare il nome al vino. Prima dell’imbottigliamento, il vino viene trasferito in una vasca di cemento, dove resta per circa un mese. Botte Ventidue affina poi in bottiglia nella cantina per circa tre mesi prima di essere messo in commercio.
Degustazione
Colore: giallo dorato intenso e luminoso, con una concentrazione che anticipa la ricchezza del sorso.
Naso: intenso e stratificato. Si apre su paglia e fieno, poi pesca matura e miele, quindi nocciola tostata, crosta di pane e un tocco di erbe spontanee mediterranee. Sul fondo compare una delicata nota affumicata, firma dei suoli vulcanici.
Bocca: pieno e avvolgente, ma sostenuto da una acidità fresca e sapida che lo rende dinamico. Il frutto maturo dialoga con le note di lievito e frutta secca date dal lungo affinamento sulle fecce. Il finale è minerale e salino, con un ritorno lievemente fumé che invita al sorso successivo.
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