Verdicchio di Matelica Doc Spumante Extra Brut “18.12.1918” – I Tre Monti
I Tre Monti è una minuscola azienda agricola marchigiana adagiata alle pendici del Monte San Vicino, in Contrada San Giovanni, nel cuore del territorio di Matelica. È qui, tra i rilievi dell’Alta Vallesina, che Lorenzo Montesi — classe 1990, laureato in storia — ha scelto nel 2008 di raccogliere l’eredità della proprietà di famiglia, affiancato dalla madre. Terreni un tempo appartenuti alla famiglia Pettinelli, custoditi per generazioni, che nel 2009 hanno accolto un nuovo vigneto interamente dedicato al Verdicchio.
La scelta è tutt’altro che casuale. Matelica è l’unica denominazione marchigiana del Verdicchio a svilupparsi in una valle interna, chiusa e non mitigata dal mare: un anfiteatro montano dove il clima è nettamente continentale, con marcate escursioni termiche tra il giorno e la notte. Sono proprio questi sbalzi a scolpire l’identità del vino: acidità tesa, aromi finissimi, una verticalità che distingue il Verdicchio di Matelica dal più noto cugino dei Castelli di Jesi.
È un Verdicchio di montagna, sottile e nervoso, che qui trova una delle sue espressioni più intime. Un piccolo territorio di nicchia, capace però di regalare bianchi di rara longevità e tensione. Le vigne, giovani ma già espressive, affondano le radici in suoli di matrice calcareo-argillosa, a un’altitudine che regala freschezza e slancio anche nelle annate più calde.
L’azienda coltiva appena tre ettari e da questi ricava un solo, prezioso vino: il Caecus. Una produzione volutamente ridotta — poche migliaia di bottiglie l’anno — che nasce dalla selezione delle uve migliori e da una conduzione agronomica artigianale, seguita in prima persona da Lorenzo. La vinificazione è affidata alla vicina e storica Cantine Belisario, punto di riferimento di tutta Matelica, con la consulenza dell’enologo Roberto Potentini: una collaborazione che unisce la dimensione familiare del progetto alla competenza tecnica di chi conosce ogni sfumatura del territorio.
Ma I Tre Monti non sarebbe la stessa realtà senza la storia che porta con sé. Il nome Caecus — “cieco” in latino — è un omaggio a Monsignor Luigi Pettinelli (1855-1930), sacerdote missionario, antenato della famiglia e a sua volta piccolo produttore di vino. Rientrando dalle sue missioni in giro per il mondo, Luigi tornava a Matelica per dedicarsi alle proprie viti, proprio dove oggi sorge l’agriturismo Da Foschetta, cuore ricettivo dell’azienda. Negli ultimi anni della sua vita, ormai completamente cieco, continuò a scrivere e a coltivare, affidandosi al Braille.
Da questa vicenda commovente nasce un primato: il Caecus è il primo vino italiano con l’etichetta scritta anche in Braille, leggibile con le dita da chi non può vederla. Un gesto di gentilezza — “un vino gentile per persone gentili”, come ama definirlo la famiglia — che trasforma una bottiglia in un piccolo atto di inclusione.
Attorno al vigneto ruota poi un’intera dimensione agricola e di ospitalità: l’agriturismo Da Foschetta, l’accoglienza, un legame profondo con la terra e con la memoria di chi l’ha custodita. In tempi recenti al Caecus si è affiancata una seconda etichetta, il rosso Borgaruccio, Colli Maceratesi, a completare un progetto comunque minuscolo e fedele a sé stesso.
I Tre Monti rappresenta così una delle voci più autentiche e poetiche di Matelica: un’azienda che non insegue i numeri, ma la qualità, la coerenza e una storia da raccontare. Ogni bottiglia di Caecus è insieme un vino di territorio e un omaggio alla memoria — la prova che anche pochi filari, coltivati con amore, possono dire qualcosa di grande.
Tra le sue etichette più evocative si distingue il 18.12.1918 – Verdicchio di Matelica DOC Spumante Extra Brut Metodo Classico, un vino che non solo racconta la qualità di un territorio, ma custodisce anche un frammento di storia familiare. Sull’etichetta è riportata infatti la trascrizione di una lettera ritrovata nella tenuta, scritta da una parente ai fratelli nel Natale del 1918. In quelle righe si esprimeva la speranza di rivedersi presto a Matelica per trascorrere insieme il giorno di Natale, pur con la preoccupazione di non avere più notizie del terzo fratello, prigioniero in Germania. Un messaggio di attesa, affetto e desiderio di riunione che la famiglia ha voluto trasformare in memoria viva attraverso questo vino.
Vinificazione
Il 18.12.1918 nasce da uve Verdicchio clone matelicese a grappolo serrato provenienti da vigneti collinari esposti a sud a circa 450 metri di altitudine, impiantati diciotto anni fa su terreni sciolti con tendenza all’argilloso e allevati a guyot doppio con densità di 2600 ceppi per ettaro. La vendemmia avviene manualmente nei primi giorni di settembre. Le uve vengono lavorate in riduzione, pressate in modo soffice sotto vuoto e il mosto subisce una decantazione statica a freddo.
La fermentazione primaria si svolge in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata di 14-15 °C, utilizzando lieviti selezionati e dura circa dieci giorni. Dopo la prima fermentazione il vino rimane in acciaio a contatto con i lieviti, così da arricchirsi di struttura e complessità. La presa di spuma avviene poi con il metodo Martinotti lungo, cioè una rifermentazione in autoclave d’acciaio pressurizzata che non dura poche settimane, come nel Martinotti classico, ma diversi mesi. Questo processo più lento e prolungato consente di ottenere uno spumante più fine ed elegante, con perlage persistente e maggiore cremosità al palato, senza rinunciare alla freschezza e alla tipicità del Verdicchio.
Degustazione
Al calice si presenta luminoso, con un perlage fine e bolle persistenti. Al naso sprigiona note delicate di fiori bianchi e sentori di erbe aromatiche che richiamano il territorio. In bocca è fresco e scattante, sostenuto da una piacevole vena salina che allunga il sorso e ne esalta la sapidità. La persistenza finale è elegante e minerale, con una chiara impronta di Verdicchio.











