Barolo Riserva DOCG “Vignolo” 2019 – Cavallotto
Cavallotto è una delle famiglie storiche di Castiglione Falletto, nel cuore del Barolo. Il Barolo Riserva Vignolo 2019 nasce da una piccola vigna di meno di due ettari, proprio di fronte alla collina di casa, e passa cinque anni in grandi botti prima di andare in bottiglia. È un Nebbiolo profondo e paziente, fatto per durare a lungo.
La storia comincia nel 1928, quando la famiglia compra la Tenuta Bricco Boschis, e nel 1948 Olivio imbottiglia per la prima volta il vino di casa. Oggi la cantina è guidata dalla quarta generazione: Alfio, Giuseppe e Laura, che seguono ogni passaggio, dalla vigna alla bottiglia, con lo stesso metodo di sempre.
Una cantina che lavora in biologico
Le vigne di proprietà sono circa 23 ettari intorno alla cantina, quasi tutti a Nebbiolo. La famiglia ha scelto da tempo di lavorare senza chimica di sintesi: niente diserbanti, solo rame e zolfo. Le vigne sono coltivate in biologico e in cantina entra solo uva di casa.
Lo stile è quello classico del Barolo: lieviti indigeni, macerazioni lunghe e grandi botti di rovere di Slavonia, mai barrique. Il legno non deve coprire il vino, deve lasciare parlare il Nebbiolo e la vigna da cui nasce. Per questo i vini di casa chiedono tempo, ma ripagano chi sa aspettare.

La vigna Vignolo
Il Vignolo è una menzione geografica di Castiglione Falletto. Sta appena sotto il Bricco Boschis, separato da una piccola strada. La parcella misura 1,96 ettari, su un pendio ripido esposto a sud-ovest, intorno ai 330 metri.
Il suolo è fatto di argille calcaree e marne con depositi di sabbia: una terra che dà profumi fini e una struttura solida. Le viti sono circa 10.700, piantate nel 1948 e nel 1966, e rendono poco, intorno ai 28 ettolitri per ettaro. Uve poche ma concentrate, perfette per una Riserva.
Per le regole del Barolo, una Riserva deve invecchiare almeno 62 mesi prima di uscire, di cui almeno 18 in legno. Cavallotto va ben oltre il minimo: il Vignolo resta in botte per cinque anni pieni e solo dopo va in bottiglia. È la scelta di una cantina che non ha fretta.
Vinificazione e Affinamento
L’uva viene diraspata del tutto. La fermentazione parte da sola, con i lieviti indigeni, in tini orizzontali a 29 gradi, con il cappello semi-sommerso. La macerazione sulle bucce dura 28 giorni. La malolattica si fa in vasche di cemento, nella primavera dopo la vendemmia.
Poi il vino riposa 60 mesi in botti di rovere di Slavonia da 20, 30 e 50 ettolitri. Il Vignolo 2019 di Cavallotto è stato imbottigliato nel marzo 2025, dopo più di cinque anni in cantina: in tutto poco più di 6.500 bottiglie.
Degustazione
Nel calice il Vignolo 2019 è granato brillante, con riflessi aranciati sul bordo.
Al naso si apre su piccoli frutti di bosco, viola, liquirizia e una nota minerale, con un fondo di spezie dolci che cresce nel bicchiere.
In bocca è pieno e austero, con tannini setosi, ricordi di confettura di more e un’acidità che tiene il sorso fresco. Il finale è lungo e torna sulla liquirizia.
Va servito a 16-18 gradi, in un calice ampio. È già buono oggi, ma la cantina lo indica al meglio dal 2028 e per più di vent’anni.
A tavola accompagna primi di cacciagione, brasati, arrosti e carni rosse, formaggi stagionati e piatti al tartufo.
Chi ha spazio in cantina può tenere qualche bottiglia di Vignolo coricata, al buio e al fresco, e aprirla con calma negli anni. Il Barolo di Cavallotto cambierà piano piano: diventerà più morbido e più complesso, con note di tabacco, cuoio e sottobosco.
Della stessa cantina trovi anche il Barolo Bricco Boschis 2020, la Riserva Vigna San Giuseppe 2019 e il più giovane Langhe Nebbiolo 2022.
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