Anjou Aoc “Clos de la Pepiniere” 2024 – Benjamin Azzara
Benjamin Azzara è oggi considerato uno dei profili più interessanti e coerenti della nuova viticoltura francese, capace di coniugare sensibilità contemporanea, rigore tecnico e una profonda cultura del territorio. Nato a Digione, nel cuore della Borgogna, da padre calabrese e madre veneta, porta con sé un bagaglio culturale che unisce tradizione mediterranea e precisione centro-europea. Questa doppia anima si riflette chiaramente nel suo modo di intendere il vino: istintivo ma mai approssimativo, espressivo ma sempre controllato.
La sua formazione prende forma attraverso esperienze decisive in contesti molto diversi tra loro. Lavora con realtà storiche come Domaine de la Vougeraie, simbolo di una Borgogna attenta alla biodinamica e alla lettura fine dei cru, e con una struttura monumentale come Château Latour a Bordeaux, dove entra in contatto con una visione più strutturata, tecnica e metodica del vino. Parallelamente, Azzara affianca vignaioli indipendenti, apprendendo l’importanza del gesto quotidiano, dell’osservazione della vigna e della capacità di adattarsi a ogni vendemmia. Questo percorso eterogeneo gli permette di costruire una visione completa del mestiere, che oggi applica con grande coerenza alle proprie vigne e alle sue vinificazioni.
La sua avventura personale come produttore inizia ad Anjou con una piccola parcella da cui nasce il suo primo Chenin Blanc, esperienza fondamentale per definire il suo rapporto con il vigneto e con il tempo. Tuttavia, è nel Beaujolais che il progetto di Benjamin Azzara trova la sua piena maturità. Qui sceglie di stabilirsi nella denominazione di Chiroubles, uno dei Cru più alti e più freschi della regione, spesso definito il più “aereo” per eleganza e slancio.
A Chiroubles, Benjamin acquisisce un unico blocco di circa 5 ettari disposti come un anfiteatro naturale, con pendenze importanti che variano tra il 25% e il 35%. I suoli sono complessi e poveri, dominati da granito, quarzo e pietra blu, elementi che conferiscono ai vini tensione, precisione minerale e una freschezza naturale distintiva. Tutto il lavoro in vigna è svolto manualmente, una scelta obbligata su queste pendenze, ma anche filosofica: solo attraverso il contatto diretto è possibile comprendere davvero il comportamento della pianta e le sfumature di ogni parcella.
Benjamin Azzara interpreta ogni porzione di queste colline come un micro-terroir a sé stante. Ogni cuvée nasce da decisioni specifiche, pensate per accompagnare – e non forzare – l’espressione del suolo. Le fermentazioni spontanee con lieviti indigeni sono la norma, così come un uso estremamente misurato del legno, sempre successivo alla fermentazione e mai invasivo. Gli affinamenti sono calibrati per sostenere il vino senza appesantirlo, in una sintesi personale che unisce precisione borgognona, sensibilità mediterranea e una visione profondamente contemporanea del vino naturale.
Il nome Clos de la Pépinière unisce due termini della tradizione vitivinicola francese e rimanda direttamente alla parcella d’origine in Anjou:
- “Clos” indica storicamente una vigna delimitata, in origine cinta da muretti: un’unità di terroir chiusa e identificabile, termine di grande prestigio nella cultura vinicola francese (si pensi al vicino Clos de la Coulée de Serrant di Savennières). Qui sottolinea che il vino nasce da una micro-parcella singola e circoscritta.
- “Pépinière” in francese significa vivaio, il luogo dove si allevano le giovani piante prima della messa a dimora. Il nome deriva quindi dal toponimo del luogo — un lieu-dit che rimanda a un antico vivaio — e ha un valore evocativo forte per Azzara: il Clos de la Pépinière è il suo primo vino, nato nel 2018 da una micro-parcella “clandestina” ad Anjou. È, in senso quasi letterale, il vivaio del suo progetto, il seme da cui è germogliata tutta la sua avventura di vignaiolo.
Vinificazione
Il Clos de la Pépinière 2024 nasce da uve 100% Chenin Blanc coltivate su una micro-parcella di Anjou, nella Valle della Loira, gestita in agricoltura biologica con lavorazioni manuali. La vendemmia è raccolta a mano e portata in cantina senza forzature. È la reinterpretazione classica del Chenin d’Anjou: uve pressate senza macerazione sulle bucce, per preservare tensione e purezza aromatica.
La fermentazione è spontanea, condotta esclusivamente con lieviti indigeni, secondo un approccio non interventista che riduce al minimo ogni aggiunta. Il vino non viene chiarificato né filtrato, e l’uso di solfiti è ridotto al minimo o assente. Il risultato è un vino naturale, sincero e preciso, pensato per esprimere in modo diretto il carattere del vitigno e dei suoli di Anjou, con acidità vivace, mineralità e texture setosa.
Colore: giallo paglierino luminoso, con riflessi verdolini e trasparenza vibrante.
Naso: apertura su fiori bianchi e frutta a polpa bianca — pera, mela, pesca — seguita da agrumi freschi e da un cuore minerale e gessoso tipico del Chenin di Anjou. Con l’ossigenazione affiorano sfumature di camomilla e un tocco delicato di miele.
Bocca: ingresso teso e fresco, sostenuto da un’acidità vivace che dà slancio al sorso. La texture è setosa e la trama sapida e minerale, con una beva scorrevole e immediata. Il finale è pulito e verticale, di grande nitidezza.
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