Champagne Premier Cru “Les Hautes Maladries” 2021 – Insu
Insu è il nome che Pierre-Gabriel Diarra ha scelto per raccontare una storia che parte da lontano e arriva dritta al cuore della Vallée de la Marne. Figlio di madre francese di Hautvillers e di padre senegalese di Dakar, Diarra porta nel cognome — che in lingua bambara significa “leone” — l’orgoglio di un’anima cosmopolita e libera. Prima di diventare vigneron ha vissuto un’altra vita, con una brillante carriera nel settore tecnologico tra Inghilterra e Francia, salvo poi sentire il richiamo della semplicità che aveva plasmato la sua infanzia.
Perché Insu nasce da una memoria precisa: la piccola parcella di vigne che la nonna coltivava ad Hautvillers, il villaggio che la Champagne considera la propria culla, il luogo dove Dom Pérignon contribuì a dare forma al vino che oggi conosciamo. Una casa senza elettricità né acqua corrente, dove si andava a riempire i bidoni alla fontana: da quella radice essenziale Diarra ha tratto la sua misura del mondo. Conseguito un diploma in viticoltura, è tornato su quelle vigne per farne qualcosa di suo.
Non è stato un cammino solitario. Lungo la strada ha incontrato amici e maestri: Alexandre Lamblot, Gaspard Brochet e soprattutto Aurélien Lurquin, presso il quale pressa le uve da alcune vendemmie e che considera un vero mentore. È in questa cerchia di vignaioli dell’artigianato più intransigente che l’estetica di Insu ha preso forma. “Faccio vino, non Champagne”, ama ripetere Diarra. “Tutti fanno ‘fresco’; a me interessa essere autentico, non convenzionale.” Una dichiarazione di poetica prima ancora che di metodo.
Dalle sue sei parcelle di Hautvillers nascono, con il debutto del millesimo 2021, sei diverse cuvée. L’approccio è dichiaratamente borgognone: un solo vitigno, una sola annata, un solo cru, perché ogni appezzamento possa raccontare senza filtri il proprio suolo di gesso. Le vigne, alcune piantate alla fine degli anni Settanta, affondano le radici nel gesso puro dei versanti classificati Premier Cru, e da lì traggono quella tensione minerale che è la firma della casa. Sono Champagne millesimati e biologici, vinificati in legno e in gres, affinati con pazienza lungo un élevage che può protrarsi per cinque anni. In cantina la mano è quasi assente: nessun batonnage, zolfo solo alla pressatura, dosaggio ridotto all’osso o del tutto assente.
Il risultato sono vini potenti e insieme cesellati, salini, vibranti, capaci di dividere e di appassionare. Sono, prima di tutto, Champagne di gastronomia. Non cercano la piacevolezza immediata né l’ammiccamento commerciale: chiedono ascolto, e ripagano con una profondità rara.
C’è, in ogni bottiglia di Insu, il segno di questa doppia appartenenza — il gesso della Marna e il calore di Dakar — e di una libertà conquistata scegliendo di fare le cose a modo proprio. Diarra non insegue mode né mercati: coltiva la sua terra, ascolta la stagione, lascia che il vino si faccia da sé nei tempi lunghi che gli spettano. È questo, in fondo, il senso del nome che ha scelto: qualcosa che sta dentro, che non si mostra subito ma che resta, e che bicchiere dopo bicchiere non smette di rivelarsi
Il “Les Hautes Maladries” 2021 è un Blanc de Noirs da 100% Pinot Noir, prodotto dalla parcella “Les Maladries” all’interno del villaggio di Hautvillers, con esposizione a est e viti impiantate nel 1985. Il suolo è qui diverso da quello del “Les Coutures”: un limo argilloso che poggia su un banco di calcare, capace di dare al Pinot Noir maggiore struttura e carne. Le uve vengono pressate direttamente in barrique — botti da 228 e 350 litri di bottai differenti, già usate (dai 5 agli 8 passaggi precedenti) — dove fermentano e si affinano senza batonnage, con lo zolfo aggiunto solo alla pressatura. Dopo circa 11 mesi in legno, il vino tira in bottiglia con una liqueur de tirage dosata a soli 20 mg/l di zucchero, che genera una mousse sottilissima e delicata.
Segue un lungo affinamento sui lieviti in bottiglia di circa tre anni — in parte sotto capsula, in parte sotto sughero — con ulteriori mesi di riposo prima della sboccatura (marzo 2026) effettuata senza dosaggio (dosaggio zero / Brut Nature). Ne nasce un Blanc de Noirs di terroir rigoroso e vinoso, prodotto in appena 1.183 bottiglie, che porta all’estremo la trasparenza del Pinot Noir di Hautvillers.
Degustazione
Colore: giallo dorato intenso con lievi riflessi ramati, segno del Pinot Noir; perlage fine e cremoso.
Naso: apertura fruttata e di pasticceria — mela cotta, burro, mandorla e vaniglia donati dal legno — su cui si innestano note di piccoli frutti rossi (lampone, ribes), crosta di pane e un fondo gessoso e affumicato tipico dello stile della casa.
Bocca: ingresso vinoso e carnoso, di grande struttura; l’assenza di dosaggio lascia il palato teso e diretto, sostenuto da un’acidità viva e da una mineralità salina che allunga e asciuga il sorso. Corpo pieno, materia fitta, chiusura sapida e persistente.
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