Vin de France “La Rosée” 2024 – La Ferme de la Sansonnière – Mark & Martial Angeli
La Ferme de la Sansonnière è uno dei nomi sacri del vino naturale francese, un piccolo podere di Thouarcé, nel cuore dell’Anjou, che da oltre trent’anni indica la strada a un’intera generazione di vignaioli. Dietro questo progetto c’è Mark Angeli, una delle figure più carismatiche e influenti della Loira: studente di chimica prima, scalpellino poi, folgorato dal vino quando un cliente lo pagò con qualche bottiglia.
Da quel momento la sua vita cambia direzione: lascia Aix-en-Provence, si forma a Château La Tour Blanche, nel cuore di Sauternes, e nel 1989 approda in Anjou in cerca di terre accessibili dove realizzare la sua visione di agricoltura. La trova in una vecchia fattoria policolturale ai piedi delle colline scistose di Bonnezeaux: la Sansonnière, appunto, che converte immediatamente alla biodinamica, facendone uno dei primissimi domaine certificati Demeter di Francia.
Insieme a Nicolas Joly, Angeli è tra i padri fondatori del movimento naturale della Loira. Ma la Sansonnière non è mai stata soltanto una cantina: è una ferme nel senso più pieno del termine, un organismo agricolo vivo dove accanto ai 7,8 ettari di vigna convivono mucche bretoni, grano, un frutteto, alberi piantati tra i filari secondo i principi dell’agroforestazione. L’elettricità arriva dai pannelli solari, il trattore va a olio di girasole, e persino lo zolfo usato in minima dose all’imbottigliamento è di origine vulcanica naturale. Una coerenza radicale, quasi monastica, che si riflette in ogni bottiglia.
Il cuore della produzione è lo Chenin Blanc, affiancato da piccole parcelle di Grolleau nelle sue tre declinazioni: blanc, gris e noir. Dopo anni di celebrati Bonnezeaux dolci, Angeli ha compiuto una scelta controcorrente: abbandonare progressivamente i moelleux per dedicarsi ai grandi bianchi secchi, convinto che fosse questa la vera vocazione inespressa dell’Anjou.
Le vigne, molte delle quali franche di piede, sono allevate ad alberello (gobelet) senza fili, una pratica quasi inaudita nei climi freschi, che dona alla pianta libertà, aria e uve più sane. Le rese sono volutamente bassissime, intorno ai 30 hl/ha: per Angeli è il fattore decisivo della qualità, la quantità d’uva che una vite può maturare con affidabilità in qualsiasi annata.
In cantina la filosofia è la stessa: interventi ridotti all’osso, fermentazioni spontanee e lunghe, affinamenti in contenitori diversi — anfore, botti da 500 litri, barrique usate — e nessuna forzatura. Per preservare questa libertà assoluta, le bottiglie escono come Vin de France, fuori dal sistema delle denominazioni: una rinuncia che è in realtà una dichiarazione d’indipendenza.
Dal 2021 al fianco di Mark lavora il figlio Martial Angeli, che vinifica con lui garantendo continuità a una visione contadina e poetica del mestiere. Le cuvée del domaine — La Lune, manifesto cristallino dello Chenin, le Vieilles Vignes des Blanderies, Les Fouchardes, i rari rosati e rossi da Grolleau come il celebre Rosé d’un Jour — sono oggi tra i vini più ricercati della Loira, prodotti in quantità minime e contesi dagli appassionati di tutto il mondo. La Sansonnière non è una moda: è un punto fermo, la prova vivente che il vino naturale, quando nasce da rigore e ascolto, può raggiungere vette di purezza assolute.
Vinificazione
La Rosée 2024 è il rosato secco de La Ferme de la Sansonnière, il fratello “quotidiano” del celebre Rosé d’un Jour. Nasce quasi interamente da Grolleau Gris — il vitigno dimenticato dell’Anjou che gli Angeli hanno contribuito a riabilitare — completato da un piccolo tocco di Cabernet Sauvignon, da vigne condotte in biodinamica certificata Demeter sui suoli di scisti attorno a Thouarcé, con rese volutamente basse.
La vendemmia è manuale, a piena maturità. In cantina la mano è leggerissima: pressatura diretta e soffice dei grappoli, fermentazione spontanea con soli lieviti indigeni, condotta senza fretta fino alla completa secchezza, e affinamento sulle fecce fini in contenitori neutri. Nessuna chiarifica, nessuna correzione, solo una traccia minima di zolfo vulcanico naturale all’imbottigliamento. Come tutti i vini del domaine esce Vin de France: un rosato d’autore, gastronomico e vivo, lontano anni luce dai rosé tecnici di pronta beva.
Degustazione
Nel calice La Rosée 2024 ha una veste rosa tenue dai riflessi ramati, tipica del Grolleau Gris vinificato in bianco. Il naso è fragrante e diretto: piccoli frutti rossi — fragolina di bosco, ribes — pesca bianca, scorza d’agrume e una delicata nota floreale, su un fondo minerale che richiama gli scisti. In bocca è secco e succoso, con un frutto croccante attraversato da un’acidità vibrante e da una sapidità che chiama il sorso successivo; il finale è pulito, fresco, di sorprendente persistenza per un rosato.
Da bere nella sua giovinezza, entro due o tre anni dalla vendemmia, fresco ma non gelido. A tavola è di una versatilità totale: salumi, cucina di mare, fritture, piatti speziati, o semplicemente un aperitivo tra amici che meriti qualcosa di vero.
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