Brunello di Montalcino Riserva Docg 2016 – Poggio di Sotto
Poggio di Sotto è una delle cantine che hanno ridefinito l’idea di Brunello di Montalcino. Il Poggio di Sotto Brunello Riserva 2016, premiato con 100/100 da Robert Parker – The Wine Advocate, ne è la consacrazione definitiva. Siamo a Castelnuovo dell’Abate, nel versante sud-orientale della denominazione, lungo la strada che sale verso il Monte Amiata, su colline affacciate sulla valle dell’Orcia.
La storia comincia nel 1989, quando l’imprenditore Piero Palmucci decide di dedicarsi al Sangiovese con un’ambizione rara: produrre il Brunello più puro possibile. Prima di acquistare una sola vigna studia per anni suoli ed esposizioni, collaborando con l’Università di Milano per analizzare i terreni. La scelta cade su Poggio di Sotto, una tenuta dove convivono vecchie viti già presenti e nuovi impianti, nati da una meticolosa selezione di cloni e portainnesti. La prima vendemmia di Brunello è la 1991.
Decisivo l’incontro con Giulio Gambelli, il leggendario maestro assaggiatore di Montalcino e custode del Sangiovese tradizionale. Con lui Palmucci definisce uno stile inconfondibile: lieviti indigeni, macerazioni lunghe, grandi botti di rovere di Slavonia, nessuna filtrazione. Il risultato è un Brunello che la critica internazionale definisce spesso “borgognone” per trasparenza, finezza e profondità, lontano dai modelli muscolari e concentrati.
Il terroir è la chiave. Le vigne si distribuiscono su più parcelle a quote diverse, con suoli che alternano scheletro, marne rocciose, argille e galestro. La vicinanza all’Amiata porta escursioni termiche e brezze fresche, mentre l’esposizione a sud-est garantisce luce e maturazione completa. Un equilibrio che regala ai vini freschezza aromatica, tannini setosi e grande longevità. Dove il terreno non si presta al Sangiovese, Palmucci ha scelto di lasciare bosco e ulivi anziché piantare vitigni internazionali: una scelta di coerenza che racconta molto della filosofia aziendale.
Nel 2011 Palmucci, senza eredi, cede la tenuta a Claudio Tipa, già alla guida di ColleMassari in Maremma e di Grattamacco a Bolgheri. Il passaggio avviene nel segno della continuità: le pratiche in vigna e in cantina restano invariate e la conduzione agronomica ed enologica è affidata a Federico Staderini, che ne preserva rigore e identità. Oggi la tenuta è in regime biologico certificato e conta circa 33 ettari, di cui solo una parte vitata.
Un dettaglio rende unico il metodo di Poggio di Sotto: tutto il vino viene classificato in vigna come Brunello di Montalcino. Solo durante l’affinamento, attraverso assaggi e selezioni, si decide quali botti diventeranno Rosso di Montalcino, quali Brunello e quali, nelle sole annate eccezionali, Brunello Riserva. Il Rosso nasce quindi dalle stesse uve del Brunello: un caso più unico che raro.
Le produzioni sono piccole e le bottiglie introvabili. La Riserva proviene di norma da una sola botte da 30 ettolitri, la migliore della cantina. Nella grande annata 2016 le botti selezionate sono state due, ma la sostanza non cambia: è un vino rarissimo, conteso dai collezionisti di tutto il mondo.
Per noi de La Cantina di Ebe Poggio di Sotto rappresenta l’essenza del Sangiovese di Montalcino: un vino che non cerca di impressionare con la potenza ma conquista con eleganza, verticalità ed emozione. È il Brunello amato dai sommelier, quello che ogni appassionato dovrebbe assaggiare almeno una volta.
Con la Riserva 2016 il traguardo dei 100 punti Parker corona oltre trent’anni di ricerca della perfezione.
La Riserva 2016 ha regalato alla cantina il suo primo 100/100 da The Wine Advocate di Robert Parker. La recensione lo descrive come “an archetype of classic Sangiovese from Montalcino”, sottolineandone la trama finissima e setosa. Il critico apprezza anche l’alcol moderato, intorno al 14%, che a suo giudizio fa la differenza in termini di equilibrio ed eleganza. Un riconoscimento che colloca questo vino tra i grandi Brunello di tutti i tempi.
Il Poggio di Sotto Brunello Riserva 2016 nasce da Sangiovese in purezza coltivato in regime biologico nei vigneti di Castelnuovo dell’Abate, vendemmiato a mano con selezione accurata dei grappoli. La fermentazione parte spontaneamente con lieviti indigeni in tini da 70 ettolitri a temperatura controllata e dura 30-35 giorni, con rimontaggi frequenti, in tini troncoconici di legno che favoriscono un’estrazione lenta e delicata. Il vino matura poi in botti di rovere da 30 ettolitri, cinque anni nel caso della Riserva, e viene imbottigliato senza filtrazione.
Per la Riserva si sceglie normalmente un’unica botte, ma nel 2016 la cantina ne ha selezionate due, raddoppiando la produzione a circa 8.000 bottiglie. Segue un lungo affinamento in bottiglia prima della commercializzazione, per un vino di grado alcolico contenuto che punta tutto su equilibrio ed eleganza.
Degustazione










