Taurasi DOCG “Radici” 2019 – Mastroberardino
Il Taurasi Radici 2019 di Mastroberardino è uno dei rossi che hanno fatto conoscere l’Irpinia nel mondo. Nasce da uve Aglianico in purezza e racconta una terra di colline alte, inverni freddi e vendemmie tardive, che danno vini potenti e longevi.
La famiglia Mastroberardino coltiva la vite in Irpinia dagli inizi del Settecento, ad Atripalda, in provincia di Avellino. Nel dopoguerra, quando molti abbandonavano le campagne, Antonio Mastroberardino ha difeso i vitigni antichi della zona: Aglianico, Fiano e Greco.
Il Taurasi e la sua terra
Il Taurasi è la denominazione più importante dell’Aglianico. La zona comprende i comuni intorno al paese di Taurasi, lungo la valle del fiume Calore, con vigne fra 400 e 700 metri di altitudine. Qui l’uva matura lentamente e si raccoglie spesso a fine ottobre, a volte a novembre.
I suoli sono di origine vulcanica, con argille, calcare e ceneri portate dal vento nei secoli. È una terra che dà vini scuri, ricchi di tannino e di acidità, capaci di invecchiare per decenni.

Il Taurasi Radici, vino simbolo
Radici è la linea con cui la cantina torna alle origini: le uve migliori dei vigneti storici, lavorate nel modo classico. È il vino simbolo di questa scelta e il rosso più conosciuto della casa.
Le grotte di affinamento di Mastroberardino ad Atripalda, con le volte dipinte, custodiscono le botti e le bottiglie per anni prima della vendita. È un lavoro lento, che chiede pazienza, ma che dà al vino equilibrio e profondità.
Vinificazione e Affinamento
La vinificazione è quella classica in rosso. Le uve restano a contatto con le bucce per circa 25 giorni, a temperatura controllata fra 22 e 24 gradi, per estrarre colore, profumi e tannini senza forzare.
Poi il vino affina per circa 24 mesi fra barrique di rovere francese e botti grandi di rovere di Slavonia, e almeno altri 24 mesi in bottiglia. Il legno piccolo dà spezie e morbidezza, quello grande lascia respirare il vino e rispetta il frutto.
Degustazione
Nel calice il Taurasi Radici 2019 è rosso rubino intenso, con riflessi granati.
Al naso è ampio e complesso: ciliegia, viola, piccoli frutti rossi e una nota speziata tipica dell’Aglianico, con sfumature di tabacco e liquirizia.
In bocca è avvolgente ed elegante, con note di prugna, ciliegia nera e fragola, tannini fitti e una freschezza che allunga il sorso. Il finale è lungo e speziato.
Va servito a 18 gradi, in un calice ampio. La 2019 è un’annata equilibrata: buona già oggi, può restare in cantina ancora per molti anni.
A tavola accompagna arrosti di carni rosse, agnello, ragù napoletano, piatti con sughi saporiti, cacciagione e formaggi stagionati come il pecorino di Carmasciano.
Perché scegliere il Taurasi Radici
Il Taurasi è spesso chiamato il Barolo del Sud, per la forza del tannino e per la lunga vita in bottiglia. Fra tutti i Taurasi, il Taurasi Radici di Mastroberardino è quello che più ha fatto da riferimento: chi vuole capire l’Aglianico irpino di solito parte da qui.
Se vuoi tenerlo in cantina, conserva la bottiglia coricata, al buio e al fresco, fra 12 e 16 gradi. Un vino così regge bene dieci anni e oltre, e con il tempo il frutto lascia spazio a note di tabacco, cuoio, sottobosco e spezie. È anche un bel regalo per chi ama i rossi importanti.
Della stessa cantina trovi anche il Taurasi Radici 2018, il bianco Fiano di Avellino Stilèma 2019 e il Greco di Tufo Stilèma 2018.
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