Taurasi DOCG “Radici” 2018 – Mastroberardino
Il Taurasi Radici 2018 di Mastroberardino è un rosso classico dell’Irpinia, fatto con solo Aglianico. Rispetto a un’annata calda, la 2018 ha dato un vino più fresco e slanciato, con profumi fini e tannini già ben integrati.
La cantina Mastroberardino ha sede ad Atripalda, vicino ad Avellino, e la famiglia fa vino in questa terra dagli inizi del Settecento. Antonio Mastroberardino, chiamato l’archeologo della vite, nel dopoguerra ha salvato i vitigni storici dell’Irpinia quando sembravano destinati a sparire.
L’Aglianico di Taurasi
L’Aglianico è un’uva antica, coltivata in Campania da secoli. Matura tardi e ama i climi freschi di collina: in Irpinia si vendemmia spesso a fine ottobre, quando le notti sono già fredde e l’uva ha profumi intensi.
La zona del Taurasi segue la valle del fiume Calore, con vigne fra 400 e 700 metri. I terreni sono argillosi e calcarei, ricchi di ceneri vulcaniche: danno vini scuri, tannici e freschi, fatti per durare a lungo.

Il Taurasi Radici, vino della tradizione
Con la linea Radici la cantina porta in bottiglia i vigneti storici della famiglia, lavorati senza scorciatoie. È il rosso più famoso della casa e uno dei nomi che hanno fatto conoscere l’Irpinia all’estero.
Le bottiglie riposano a lungo nelle grotte di Atripalda, sotto le volte dipinte. Quando escono dalla cantina hanno già alcuni anni, e il vino è pronto a mostrare il suo carattere.
Vinificazione e Affinamento
In cantina si segue il metodo classico. Il mosto resta sulle bucce per circa 25 giorni a temperatura controllata, fra 22 e 24 gradi: una macerazione lunga, che porta nel vino colore e struttura.
L’affinamento dura circa 24 mesi in legno, fra barrique di rovere francese e grandi botti di rovere di Slavonia, poi almeno 24 mesi in bottiglia. Così il tannino dell’Aglianico si ammorbidisce e il vino trova il suo equilibrio.
Degustazione
Il colore del Taurasi Radici 2018 è rosso rubino profondo, che inizia a virare al granato sul bordo.
Il profumo è intenso e complesso: ciliegia matura, viola, piccoli frutti rossi, poi spezie dolci, cuoio e un tocco balsamico che arriva con l’aria.
In bocca è elegante e pieno, con note di prugna, ciliegia nera e fragola, tannini setosi e una bella acidità. Il finale è lungo, con un ritorno di spezie.
Servilo a 18 gradi in un calice ampio. Oggi è già in un bel momento, ma può migliorare ancora per diversi anni.
Il Taurasi di Mastroberardino è il compagno giusto per brasati, agnello al forno, ragù, carni alla brace, cacciagione e formaggi stagionati. Provalo con un ragù della domenica.
Conservare il Taurasi Radici 2018
Il Taurasi Radici 2018 ha già qualche anno di bottiglia, ed è un buon momento per conoscerlo. Il tannino si è fatto più morbido, ma il vino ha ancora freschezza e frutto per crescere. Se lo compri per tenerlo, conservalo coricato, al buio e a temperatura costante, fra 12 e 16 gradi.
Il Taurasi è chiamato spesso il Barolo del Sud, e i vini di Mastroberardino sono la prova che il paragone regge. Aprire una bottiglia di questa annata accanto a una più giovane è il modo più semplice per capire come cambia l’Aglianico con il tempo: più spezie, più cuoio, un frutto più maturo.
Per un confronto fra annate c’è il Taurasi Radici 2019. Fra i bianchi della casa trovi il Fiano Radici 2023 in Magnum e il Fiano di Avellino Stilèma 2019.
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