Saumur Aoc “Pouancay” 2024 – Alex Martin
Alex Martin è uno dei progetti più attesi e parlati del Saumurois contemporaneo: una storia giovane ma già solidissima, costruita sulla memoria delle radici familiari e sulla determinazione di un vignaiolo che ha scelto di non seguire la strada più comoda, ma quella giusta.
Alex Martin nasce e cresce a Montreuil-Bellay, piccolo borgo medievale nel dipartimento del Maine-et-Loire, nella cuore dell’AOP Saumur. La sua famiglia coltiva la vite da almeno vent’anni: suo padre gestiva i vigneti consegnando interamente la propria produzione alla cantina cooperativa Robert & Marcel, come avveniva per la maggior parte dei viticoltori della zona. Una scelta comprensibile, quella della cooperativa, che garantiva sicurezza e reddito fisso, ma che lasciava poco spazio all’espressione del terroir e alla firma personale del produttore.
Alex decide di seguire una strada diversa. Prima di tutto si forma: dopo gli studi, sceglie di imparare dai migliori, lavorando come collaboratore in alcune delle realtà più emblematiche dell’intera Valle della Loira. L’esperienza più formativa è quella al Clos Rougeard, cantina leggendaria di Saumur Champigny, punto di riferimento assoluto per la viticultura biologica e per la profondità espressiva del Cabernet Franc in questa regione. È qui che Alex affina il proprio metodo, la capacità di ascoltare il vigneto, di rispettare i tempi della natura e di lavorare in cantina con il minimo intervento possibile. Passa poi da Thierry Michon, altro vignaiolo di riferimento nel Saumurois, consolidando una visione che mette sempre il terroir al centro di tutto.
Nel 2022, con la padronanza acquisita sul campo, Alex decide di fare il grande salto: riprende in gestione i 24 ettari di vigne familiari a Montreuil-Bellay, con l’obiettivo di vinificare in proprio almeno cinque ettari di parcelle selezionate. Non abbandona completamente la cooperativa — una scelta strategica e prudente, per stabilizzare il progetto nelle sue prime fasi — ma al contempo lancia il suo domaine personale. Il primo millesimo è il 2023 e l’esordio è già di altissimo profilo.
La filosofia di Alex Martin è quella di chi ha imparato davvero: viticoltura biologica certificata, senza diserbanti né prodotti chimici di sintesi, con un’attenzione maniacale alla vita del suolo e alla biodiversità del vigneto. L’inerbimento delle viti, il lavoro minimo del terreno, il rispetto dei cicli naturali della pianta sono principi non negoziabili. In vigna si vendemmia a mano, selezionando con cura le uve parcella per parcella.
In cantina, la firma è quella dell’artigiano consapevole: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, affinamento in legno usato — barriques di secondo o terzo passaggio, per non coprire la materia con l’impronta del rovere nuovo — e tempi lunghi di maturazione, perché ogni vino possa trovare il proprio equilibrio senza forzature. La commercializzazione avviene solo quando il vino è davvero pronto.
Il cuore del domaine è lo Chenin Blanc, vitigno emblematico della Loira, interpretato con una precisione e una tensione che richiamano i grandi bianchi di Samur. A fianco compare il Cabernet Franc, altro vitigno storico di questa terra, vinificato nelle annate successive con la medesima cura e attenzione al dettaglio.
Con il Domaine Alex Martin siamo di fronte a un progetto piccolo ma di grande ambizione, già capace di emozionare alla prima uscita. Un nome da tenere strettamente d’occhio nel panorama dei vignaioli indipendenti della Loira.
Vinificazione
Il vigneto di Pouançay si trova nell’omonimo comune della Vienne, sul versante meridionale del Saumurois, su suoli di craie tuffeau — la caratteristica tufa calcarea bianca che attraversa il sottosuolo della Loire centrale. L’esposizione favorevole e l’influenza oceanica temperata conferiscono al Cabernet Franc una maturazione lenta e regolare, con marcata escursione termica, che preserva freschezza e precisione aromatica.
La raccolta è manuale, con selezione dei grappoli in vigna. La fermentazione alcolica avviene con lieviti indigeni in vasca, con macerazione sulle bucce di quattro settimane: un tempo lungo, scelto per costruire profondità cromatica e tannini di qualità senza ricorrere ad estrazioni forzate. L’affinamento si svolge per 12 mesi in barriques, che arrotondano il frutto e integrano la struttura senza coprire la firma minerale del terroir. Nessuna filtrazione, solfiti ridotti al minimo. La produzione è volutamente contenuta: sole 2.000 bottiglie per millesimo, cifra che racconta già da sola la dimensione artigianale e la cura di questo progetto.
Degustazione
Colore: Rosso rubino di media intensità, luminoso, con riflessi violacei che tradiscono la giovinezza del vino.
Naso: Il naso è fragrante e varietalmente preciso: aprono note di fragola selvatica e lampone fresco, seguite da sfumature floreali di violetta e iris. Con l’aerazione emergono tocchi di erbe aromatiche — timo, bocciolo di ribes, lieve grafite — e una sottile mineralità che rimanda alla pietra bagnata, firma del tuffeau di Pouançay.
Bocca: Ingresso vivo e sapido, con tannini fini e ben integrati. La struttura è agile, il frutto è croccante, la freschezza acida sostiene l’intera beva e offre tensione e verticalità. Il sorso è preciso, quasi “chissello”, senza cedimenti verso la morbidezza. Chiude su note di spezie lievi e su un ritorno minerale lungo e persistente.
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