Venezia Giulia IGT “Verduzzo” 2021 – Bressan
Bressan è una delle cantine più iconiche e autentiche del Friuli Venezia Giulia. Le radici della famiglia affondano nel 1726, quando Giacomo Bressan piantò le prime viti a Farra d’Isonzo, un borgo di confine in provincia di Gorizia, lungo la valle del fiume Isonzo, dove le colline del Collio degradano verso la pianura e il mare Adriatico disegna i venti da sud. Da quel momento, generazione dopo generazione, i Bressan non hanno mai smesso di fare vino: lo stesso vino, con lo stesso rispetto, con la stessa tenacia.
Oggi è Fulvio Luca Bressan, nona generazione di mastri vinai, a guidare l’azienda insieme alla moglie Jelena Misina. Dietro di lui, il padre Nereo — classe 1932 — che ancora oggi lavora in vigna: simbolo vivo di una continuità che non è mai stata soltanto sentimentale, ma produttiva, quotidiana, radicata nella terra. A Fulvio Bressan è stato conferito il titolo di “Nobile dei Vini Friulani” dal Duca Emilio I, riconoscimento alla portata straordinaria di un percorso interamente fondato sull’integrità vitivinicola.
I circa 20 ettari vitati sono tutti di proprietà, distribuiti su più corpi fondiari tra la DOC Isonzo e la DOC Collio. I terreni hanno una caratteristica unificante e inconfondibile: la ponca, una stratificazione alternata di marne calcaree e arenarie che, insieme agli strati ghiaiosi caratteristici dell’Isonzo, conferisce ai vini una mineralità secca, affilata, verticale. In alcuni appezzamenti è presente anche il ferro, che rende i suoli particolarmente vocati ai vitigni a bacca rossa.
La densità d’impianto è di circa 5.000 ceppi per ettaro, con conduzione a Guyot singolo: un solo tralcio per pianta, 4 o 5 gemme a frutto, una resa volontariamente ridotta a 0,8-1 kg di uva per ceppo. Nessun diserbante, nessun pesticida, nessun concime di sintesi. In vigna si lavora solo manualmente: potatura, spollonatura, raccolta. L’obiettivo non è la quantità, ma la concentrazione qualitativa delle uve, condizione che Bressan considera imprescindibile per fare vino vero.
In cantina, la filosofia è altrettanto radicale. Nessuna filtrazione, lieviti indigeni per la fermentazione spontanea, affinamenti in legni di diversa capienza e tipologia — barrique, botti grandi di rovere, ciliegio, pero — a seconda del vitigno e dello stile del vino. I vini maturano sulle proprie fecce fini fino all’imbottigliamento, che avviene solo con tappo di sughero monopezzo naturale. Ogni bottiglia viene etichettata a mano.
Il portafoglio di etichette copre l’intera identità viticola del Friuli orientale: il Carat (blend di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla), il Verduzzo (secco, tannico, aristocratico), il Grigio in Grigio (Pinot Grigio macerato a lungo su bucce e affinato in legno per oltre quattro anni), lo Schioppettino, il Pignolo, l’assemblaggio EGO, il Pinot Nero e il monumentale Nereo — Pignolo invecchiato per vent’anni in botte, dedicato al padre.
Bressan non è una cantina che segue le mode. È una cantina che le ignora, da tre secoli.
Vinificazione
Il Verduzzo di Bressan è uno dei bianchi più rari e ambiziosi della cantina di Farra d’Isonzo: un Verduzzo Friulano in purezza, vitigno autoctono citato già nella metà dell’Ottocento tra le viti d’origine friulana più rappresentative e descritto dall’agronomo Acerbi nel suo trattato “Viti Friulane ne’ contorni di Udine”. Bressan è oggi tra i pochissimi produttori a vinificarlo rigorosamente in secco, scelta coraggiosa che ne esalta la struttura tannica e la verticalità minerale.
La vendemmia è leggermente tardiva rispetto agli altri vitigni bianchi e viene eseguita esclusivamente a mano. In cantina si procede alla pigiadiraspatura, seguita da una macerazione sulle bucce di circa 20-25 giorni. Dopo la svinatura, il vino viene travasato in barrique da 225 litri con i propri lieviti, dove prosegue l’attività fermentativa sur lie per un minimo di 8 mesi.
L’affinamento in legno piccolo conferisce profondità e una struttura tannica che — lungi dall’essere un difetto — è la firma identitaria di questo vino. Segue l’assemblaggio delle barrique e una sosta in acciaio di 2-3 mesi prima dell’imbottigliamento, non filtrato, con tappo di sughero naturale monopezzo.
Degustazione
Colore ambrato caldo, con riflessi dorati profondi che raccontano già il lungo contatto con le bucce e la sosta in legno.
Al naso si apre con un bouquet ampio e articolato: mela cotogna, pera matura, pesca noce e albicocca in primo piano, seguiti da sentori floreali di acacia e da una vena di cera d’api che emerge con l’ossigenazione. Il legno è presente ma integrato, con soffi di vaniglia e spezie dolci. In sottofondo, una nota minerale ferrosa — eredità diretta dei terreni di Farra d’Isonzo — e il caratteristico richiamo ai fiori selvatici secchi.
In bocca il Verduzzo sorprende per la sua struttura: è asciutto, di corpo, avvolgente, con un tannino presente ma non aggressivo — ruvido e autentico come il carattere di chi lo produce. La freschezza è viva, il sorso è equilibrato tra la morbidezza del legno e la sapidità minerale del terroir. Il retrogusto di mandorla amara è persistente, lungo, di grande eleganza rustica. Non un bianco da aperitivo: un bianco da meditazione o da abbinare con consapevolezza.
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