Lazio Igt “DeCoccio” 2022 – Terre del Veio
Terre del Veio sorge nel cuore del Parco Regionale di Veio, alle porte nord di Roma, in uno dei territori più antichi e vocati della viticoltura laziale. È qui, tra i morbidi declivi che degradano verso il fiume Crèmera, che si trovava l’antica città etrusca di Veio, definita da Tito Livio “città splendida”: un altopiano triangolare che per secoli fu la grande rivale di Roma. La cantina si trova a pochi passi dal sito dei “Leoni Ruggenti”, il più antico luogo di sepoltura etrusco affrescato mai ritrovato (VII secolo a.C.), le cui pitture rupestri sono oggi riprodotte sulle etichette aziendali: un legame dichiarato, quasi un manifesto, tra il vino e la memoria millenaria di questa terra.
La storia recente dell’azienda affonda le radici negli anni Sessanta, quando questi terreni, dismessi dall’Ente Maremma, furono venduti in lotti a famiglie venete trasferitesi nella Campagna Romana con il proprio sapere contadino. È da quel nucleo originario — un vecchio appezzamento a vigneto e una cantina scavata nel tufo — che nasce Terre del Veio. Per decenni le uve venivano vendute o vinificate come sfuso per amici e clienti locali; la svolta arriva negli anni Duemila con Paolo David, che rileva l’attività, impianta nuovi vigneti e trasforma la tenuta in una realtà produttiva a tutti gli effetti, senza mai perdere la dimensione familiare che ancora oggi la contraddistingue.
Il patrimonio viticolo conta oggi una decina di ettari che circondano la cantina, allevati a guyot con una densità media di circa 4.500 ceppi per ettaro, su suoli vulcanici e tufacei che garantiscono maturazioni lente, freschezza e una firma minerale riconoscibile in tutti i vini della casa. Il cuore della produzione sono i vitigni autoctoni del Lazio — Malvasia Puntinata, Bombino Bianco, Montepulciano — affiancati da alcune varietà internazionali come Viognier, Syrah e Cabernet Sauvignon.
La conduzione agronomica, certificata SQNPI, è improntata alla sostenibilità: nessuna concimazione se non il sovescio di favino, erbe spontanee lasciate crescere liberamente tra i filari e, tutt’intorno, i boschi e i prati protetti dai vincoli del Parco, presidio naturale di biodiversità. Le api dell’azienda — che produce anche miele e olio extravergine di oliva — sono sentinelle preziose della salubrità dell’ambiente.
In cantina convivono due anime: le tecnologie moderne per la gestione delle fermentazioni a temperatura controllata e la suggestiva grotta di affinamento scavata nel tufo, una piccola crayère sotterranea dove riposano le botti e i dolia di terracotta. È proprio da questa tensione tra passato etrusco e presente che nascono le cuvée più identitarie, come il DeCoccio, vino ancestrale affinato in anfora, tributo dichiarato alla tradizione vinicola millenaria del territorio e alla parlata romana che dà il nome all’etichetta.
Terre del Veio è oggi una delle realtà più interessanti della viticoltura della Campagna Romana: una tenuta di famiglia dove la degustazione tra i filari, la visita alla grotta di tufo e il racconto della storia etrusca fanno parte della stessa esperienza. Un progetto che dimostra come il Lazio, a pochi minuti dal Grande Raccordo Anulare, sappia ancora esprimere vini autentici, territoriali e profondamente legati alla propria identità.
Vino ancestrale dedicato alla città di Roma, un tributo al nostro territorio etrusco. Nessuna chiarifica e nessuna filtrazione ma solo una Malvasia Puntinata e un Bombino che affinano 12 mesi in anfore di terracotta per ritrovare nel bicchiere una tradizione vinicola millenaria! Un ritorno alle origini dove madre natura fa suo il vino.
Degustazione
Nel calice si presenta con un gusto pieno, armonico e minerale, al naso risulta lussuoso con frutta gialla matura con corrispondenza naso-bocca minerale. Sul finale presenza fine ed elegante delle erbe campestri tipiche della zona!
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