Sagrantino di Montefalco DOCG 2015 – Adanti
Adanti è la cantina di Villa Arquata, nella campagna di Bevagna. Il suo Sagrantino di Montefalco 2015 è un rosso potente e profondo, figlio di un’uva che esiste quasi solo qui.
La storia comincia nel 1972. Domenico Adanti compra un antico monastero dei Celestini, circondato da vigne lasciate a se stesse. Lo restaura, recupera le viti vecchie e ne pianta di nuove.
Nel 1977 chiama in cantina l’amico Alvaro Palini, che allora viveva a Parigi. Palini abbassa le rese e cambia il modo di lavorare. Cerca l’equilibrio fra frutto, tannino e acidità, con una lunga maturazione in legno. Il suo lavoro ha segnato lo stile della casa.
Oggi l’azienda è guidata da Daniela Adanti e da sua figlia Stella. Il vino più importante porta il nome del fondatore: il Sagrantino “Il Domenico”.

Le vigne di Adanti fra Arquata e Colcimino
La cantina ha circa 30 ettari di vigna in tre zone: la collina di Arquata, attorno alla villa, poi Campoletame e Colcimino. Colcimino è un vero cru e ospita la vigna più vecchia.
Le uve di questo rosso di Adanti arrivano da due appezzamenti. Il suolo è di argilla, sabbia e calcare, fra i 250 e i 360 metri di quota. L’argilla dà corpo e struttura, il calcare porta freschezza.
Il Sagrantino è un vitigno raro. È nato e cresciuto in questo angolo dell’Umbria, e altrove quasi non si trova. Ha bucce spesse e ricche di tannino: è tra le uve più tanniche d’Italia.
Il Sagrantino di Montefalco, un rosso dell’Umbria
La zona della denominazione è piccola. Comprende il comune di Montefalco e parte di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria. Sono colline dolci, fra la valle del Topino e i monti Martani.
Il Sagrantino di Montefalco è DOCG dal 1992. Il disciplinare chiede uva Sagrantino in purezza e un lungo affinamento prima della vendita. Per questo è un vino che non ha fretta.
Un tempo questa uva si usava soprattutto nella versione dolce, il passito. Il rosso secco ha preso piede più tardi.
Vinificazione e Affinamento
La vendemmia si fa quando l’uva è ben matura. In cantina gli acini vengono separati dai raspi, la diraspatura, e il mosto fermenta in acciaio.
Le bucce restano a contatto con il vino per 21-24 giorni. È il tempo che serve per estrarre colore, profumi e tannino.
Poi il vino matura per 30 mesi in botti grandi di rovere. Il legno grande non copre il frutto, ma ammorbidisce i tannini. Segue almeno un anno in bottiglia prima di arrivare sul mercato.
Degustazione
Nel bicchiere il Sagrantino di Montefalco 2015 è rosso rubino intenso e cupo.
Al naso si apre con amarena, mora e prugna. Poi arrivano note di grafite, liquirizia, ginepro ed erbe aromatiche. Con il tempo nel bicchiere il profumo cambia e si fa più ampio.
In bocca è pieno e caldo, con 15 gradi ben nascosti dalla struttura. Il tannino è deciso ma maturo, il finale è lungo. È un vino che migliora negli anni: la cantina parla di almeno dieci anni di evoluzione.
Va servito a 18 gradi, in un calice ampio. Conviene aprire la bottiglia un’ora prima.
A tavola chiede piatti importanti. Sta bene con la cacciagione, le carni alla griglia, gli arrosti e i brasati. Provalo con i formaggi stagionati e saporiti o con i salumi umbri di qualità.
Il Sagrantino di Montefalco è il rosso più austero della casa. Per un sorso più morbido c’è il Montefalco Rosso Riserva 2017, a base di Sangiovese. Se cerchi un bianco, prova il Grechetto 2022, fresco e minerale.
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