Lazio Rosso IGT Habemus Etichetta Bianca 2023 – San Giovenale
San Giovenale firma con l’Habemus Etichetta Bianca 2023 il suo vino più conosciuto: un rosso della Tuscia ispirato alla Valle del Rodano, nato da Grenache, Syrah, Carignano e Malvasia Nera allevati ad alberello sulle colline di Blera, in provincia di Viterbo.
La cantina San Giovenale nasce nel 2006 per volontà di Emanuele Pangrazi. In quegli anni il Lazio del vino era poco considerato e la zona di Blera non aveva una tradizione di grandi rossi. Pangrazi sceglie proprio quella terra selvaggia, fra boschi, forre e paesi di origine etrusca, e decide di provarci.
Il modello è chiaro fin dall’inizio: i grandi vini del Rodano e del sud della Francia. Le barbatelle arrivano dal vivaio francese Mercier e vengono piantate fittissime, come nelle vigne antiche. Al progetto lavora come consulente Marco Casolanetti, il vignaiolo marchigiano del Kurni.

Le vigne di Blera
Oggi San Giovenale conta circa 15 ettari di vigna, condotti in agricoltura biologica certificata. Le parcelle dell’Habemus Etichetta Bianca stanno fra 300 e 400 metri di quota, esposte a sud, sud-est e sud-ovest, su un suolo di argilla ricca di scheletro che lascia scorrere bene l’acqua.
Il clima è asciutto e la brezza del Mar Tirreno attraversa le colline quasi ogni giorno: le uve restano sane senza bisogno di trattamenti pesanti. Le viti sono allevate ad alberello, con circa 11.000 piante per ettaro.
La resa è bassissima, circa 25 quintali per ettaro: ogni pianta porta pochi grappoli, piccoli e concentrati. La vendemmia si fa a mano fra la seconda e la terza settimana di settembre, un vitigno alla volta, in cassette separate. Se ne producono circa 9.000 bottiglie.
L’annata 2023
Per l’Habemus Etichetta Bianca la 2023 nella Tuscia è stata un’annata di carattere: una primavera piovosa che ha riempito le riserve d’acqua dei suoli e un’estate calda e asciutta, con la brezza del mare a mitigare le giornate più dure. Le uve sono arrivate in cantina mature e sane, con un frutto pieno e una bella freschezza.
Vinificazione e Affinamento
In cantina le uve vengono diraspate e pigiate entro un’ora dalla raccolta, così il frutto resta integro. La fermentazione è spontanea, con i soli lieviti indigeni, e dura circa 15 giorni in vasche d’acciaio, con le bucce a contatto.
Poi l’Habemus Etichetta Bianca riposa 20 mesi in barrique nuove di rovere francese e almeno 6 mesi in bottiglia prima di uscire. Nessuna fretta e nessuna scorciatoia: è un rosso pensato per durare a lungo in cantina.
L’uvaggio cambia con le annate. Di solito il Grenache è la base, con circa il 40%, e porta frutto e calore. Il Syrah dà spezia e colore, il Carignano la freschezza, la Malvasia Nera un tocco floreale e morbido.
Degustazione
Nel calice l’Habemus Etichetta Bianca è rosso rubino intenso e profondo.
Al naso si apre con frutta rossa matura, ciliegia e prugna, poi arrivano le spezie: liquirizia, pepe nero, cannella e chiodi di garofano, con un ricordo di macchia mediterranea.
In bocca è pieno ed equilibrato, con tannini decisi ma vellutati, una freschezza viva e un calore avvolgente. Il finale è lungo e torna sul frutto. Si beve già bene, ma tenuto coricato e al buio cresce per dieci anni e più.
L’Habemus Etichetta Bianca va servito a 18-20 gradi, in un calice ampio. Meglio aprirlo un’ora prima.
A tavola accompagna carni rosse alla griglia o arrosto, brasati, cacciagione, primi con sughi di carne e formaggi stagionati. È anche un’ottima idea regalo per chi ama i rossi di carattere.
Per conoscere meglio la cantina leggi il nostro articolo su Habemus di San Giovenale. Dalle stesse vigne trovi anche l’Habemus Etichetta Rossa 2021, il Cabernet Franc in purezza prodotto in poche bottiglie.
Scopri tutte le etichette di San Giovenale e gli altri vini del Lazio.










