Saumur Champigny Les Poyeux “Palsambleu” 2023 – Les Justices
Les Justices si trova nel cuore della Loira, quella striscia di terra francese che scorre lungo il fiume sacro della viticoltura naturale, dove la tradizione incontra l’artigianalità più pura e dove ogni bottiglia racconta una storia di rispetto, bellezza e autenticità.
Dietro a Les Justices ci sono Sophie Kurdziel e Clément Maire, una coppia di vignaioli che ha scelto di costruire il proprio progetto enologico partendo da un presupposto semplice ma radicale: fare vino nel modo più naturale possibile con il minor intervento tecnologico, lasciando parlare la terra, il vitigno e le stagioni. La loro cantina è a Varrains, nel Saumurois, ma le vigne si estendono su più territori dell’appellation della Loire, toccando comuni come Dampierre-sur-Loire, Chacé, Ligré e Les Ulmes, ognuno con le proprie caratteristiche pedologiche e climatiche.
Il cuore della filosofia di Les Justices è la viticoltura biologica certificata. Tutte le vigne vengono coltivate seguendo i principi dell’agricoltura biologica, con lavorazioni esclusivamente manuali in vigna: dalla potatura alla raccolta, ogni operazione viene svolta a mano, in piccole cassette da 10 kg, per preservare l’integrità del frutto e garantire una selezione attenta delle uve. Non si tratta solo di una certificazione ma di una visione del mondo che si traduce in pratiche quotidiane di cura del suolo, della biodiversità e dell’equilibrio naturale dell’ecosistema viticolo.
I terroir di Les Justices sono straordinariamente diversi tra loro: si va dai suoli di sabbie eoliche su calcare di Chacé, ai suoli argillosi-selciosi su conglomerati di silex e quarzo della riva sinistra della Vienne a Ligré, fino alle alluvioni su base argillo-calcarea del cuore del Saumur Champigny. Questa diversità pedologica si riflette direttamente nelle etichette, che pur condividendo un’anima comune – quella dell’artigianalità e della naturalezza – esprimono sfumature e caratteri profondamente differenti.
I vitigni coltivati sono quelli storici della Loira: il Cabernet Franc, vitigno principe di questa terra, protagonista delle grandi etichette rosse; il Chenin Blanc, varietà bianca nobile e longeva, capace di interpretare ogni sfumatura del terroir; e il Grolleau Gris, vitigno autoctono meno conosciuto ma ricco di personalità.
In cantina, Sophie e Clément lavorano con lo stesso spirito minimalista che guida il loro approccio in vigna: fermentazioni spontanee, senza lieviti selezionati aggiunti; infusioni lunghe per estrarre il meglio dal frutto senza forzare; assemblaggio diretto dei succhi di pressatura e di sgrondo; affinamenti che possono avvenire in barrique da 500 litri o in acciaio a seconda della etichetta, sempre con l’obiettivo di rispettare il carattere originario del vino.
Le produzioni sono volutamente limitate – da 1.200 a 5.000 bottiglie per etichetta – perché Les Justices non vuole essere una cantina di volume, ma di emozione. Ogni bottiglia è il frutto di un lavoro artigianale fatto di passione, coerenza e un profondo senso di responsabilità verso la terra. I vini di Les Justices sono vini da scoprire lentamente, da abbinare a una tavola generosa e da condividere con chi sa riconoscere la differenza tra un vino prodotto e un vino vissuto.
Vinificazione
“Palsambleu” è un’antica esclamazione francese — un “caspita!” d’altri tempi, eufemismo colorito di “per il sangue di Dio” — il nome perfetto per un vino che sorprende e stupisce ad ogni sorso. “Les Poyeux” è il nome del lieu-dit, la singola parcella da cui provengono le uve — un dettaglio che aggiunge valore e racconta l’identità precisa del vino.
“Palsambleu 2023” è un vino rosso prodotto esclusivamente dal celebre lieu-dit “Les Poyeux”, una delle parcelle più iconiche e identitarie di tutta la cantina Les Justices. Un Cabernet Franc in purezza al 100%, che in questa zona trova la sua espressione più elegante e profonda.
Le vigne si trovano nel cuore dell’appellation, sul comune di Chacé, su suoli di sabbie eoliche su calcare — un terroir prezioso e raro, dove i venti hanno depositato nei secoli strati di sabbia fine sopra una base calcarea compatta. Questo suolo leggero e ben drenante conferisce al Cabernet Franc una finezza straordinaria, frutta nitida e una struttura tannica setosa, lontana dall’austerità che spesso si associa a questo vitigno. Le vigne sono coltivate in agricoltura biologica certificata, con tutte le lavorazioni eseguite rigorosamente a mano.
La vendemmia avviene manualmente, in cassette da 10 kg. In cantina l’approccio è quello artigianale che contraddistingue ogni etichetta di Les Justices: il minor intervento tecnologico possibile. Le uve vengono diraspate interamente, segue una fermentazione spontanea con i soli lieviti indigeni e una macerazione-infusione di 40 giorni — un tempo lungo, che permette un’estrazione gentile e progressiva di colore, tannini e complessità aromatica senza ricorrere a tecniche invasive. I succhi di pressatura e di sgrondo vengono assemblati direttamente, preservando l’integrità e la complessità del vino finale.
L’affinamento avviene parzialmente in barriques da 500 litri per 18 mesi, prima della messa in bottiglia avvenuta nel maggio 2025. La produzione è estremamente limitata: circa 2.000 bottiglie da 75 cl. Il vino non viene filtrato e può presentare un leggero deposito naturale.
Degustazione
“Palsambleu” è il Cabernet Franc della meditazione, quello da stappare con calma e da ascoltare. Nel calice si presenta con un colore rosso rubino intenso, trasparente, con riflessi violacei che testimoniano la giovinezza del vino e la pulizia della vinificazione.
Al naso emerge con grande eleganza: frutti rossi freschi — ribes, mora, ciliegia selvatica — si intrecciano con note floreali di violetta e sentori balsamici e speziati dolci, probabile eredità del passaggio in barrique. C’è una profondità sottile, quasi agreste, che richiama il sottobosco e le erbe di macchia.
In bocca è pieno, avvolgente ma al tempo stesso fresco. I tannini sono setosi, levigati dai 18 mesi di affinamento e accompagnano un sorso lungo e persistente. L’acidità è ben calibrata, il finale è lungo, sapido e minerale, con un ritorno di frutta rossa e un tocco speziato che invita al secondo bicchiere. La bassa produzione e l’elevata qualità lo rendono una piccola gemma da collezione della Valle della Loira.
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