Brut Rosé – Altemasi
Altemasi è la linea di spumanti metodo classico di Cavit, in Trentino. Il Brut Rosé è la sua bollicina più allegra: nasce da Chardonnay e Pinot Nero, resta almeno 24 mesi sui lieviti e ha un bel colore rosa tenue.
La storia comincia nel 1950. Quell’anno alcune cantine sociali trentine fondano insieme Cavit. Oggi la cooperativa conta circa 5.250 soci viticoltori e 11 cantine associate.
Nel 1993 nasce a Ravina, appena a sud di Trento, la cantina Altemasi, dedicata solo agli spumanti. Il nome vuol dire “i masi più alti”: i masi sono le case contadine sparse sui pendii.
È anche l’anno in cui il Trento DOC diventa la prima DOC italiana per il solo metodo classico.

Le colline di Trento, casa di Altemasi
Le uve di questo rosato crescono in tre zone. La prima sono le colline attorno a Trento. La seconda è la Valle dei Laghi, verso il Lago di Garda. La terza è l’altopiano di Brentonico, sulle pendici del Monte Baldo.
I vigneti stanno fra i 450 e i 600 metri di altezza. Sono esposti a sud e sud-ovest, quindi prendono molto sole durante il giorno.
Di notte, invece, la montagna porta aria fresca. Questo salto di temperatura aiuta l’uva a tenere freschezza e profumi, due doti preziose per una bollicina.
Come nasce il colore del Brut Rosé
Il rosa del Brut Rosé viene tutto dal Pinot Nero. La buccia di quest’uva è scura e cede colore al mosto.
Altemasi usa il metodo del cappello sommerso: il mosto resta a contatto con le bucce fino all’inizio della fermentazione. Poi viene separato e finisce di fermentare in acciaio. Così prende un colore tenue e un frutto delicato, senza diventare pesante.
Lo Chardonnay segue un’altra strada. Gli acini interi vengono pigiati piano, senza fretta, e il mosto fermenta in acciaio, con lieviti selezionati.
Vinificazione e Affinamento
Tutta l’uva è raccolta a mano. I due vini base si uniscono nella cuvée e, nella primavera dopo la vendemmia, vanno in bottiglia.
Qui parte la seconda fermentazione, quella che crea la spuma. Il vino resta sui lieviti almeno 24 mesi, più dei 15 chiesti dal disciplinare per un Trentodoc senza annata.
Alla sboccatura si aggiunge solo un dosaggio minimo: il vino resta Brut, cioè secco.
Degustazione
Nel calice il colore è rosa tenue, con sfumature ramate. La spuma è bianca e cremosa, il perlage fine.
Il profumo è fruttato e fragrante. Si riconoscono la ciliegia matura, il ribes nero e la mela rossa, con un tocco di fiori di primavera.
Il sorso è fresco e vivace, con un frutto ben bilanciato e una buona persistenza. È un Brut Rosé facile da amare, ma non banale.
Il Brut Rosé di Altemasi ha ricevuto più volte la Rosa d’Oro della guida Rosati e Rosé d’Italia. È stato anche premiato con l’oro ai Decanter World Wine Awards 2015.
Servilo a 8-10 gradi, in un calice a tulipano. Un bicchiere troppo stretto chiude i profumi, uno troppo largo fa sparire presto le bollicine.
È perfetto come aperitivo, magari con un tagliere di salumi. A tavola va d’accordo con i crostacei e con i piatti con salse delicate. Chi ama osare può provarlo anche a fine pasto, con un dolce alla frutta non troppo zuccherato, come una crostata di fragole o di frutti di bosco.
Della stessa cantina trovi anche il Blanc de Noirs 2019, solo Pinot Nero, e il Pas Dosé 2018, secco e senza zuccheri aggiunti.
Scopri tutte le etichette di Altemasi, gli altri vini del Trentino e tutte le nostre bollicine.











