Pas Dosé 2018 – Altemasi
Altemasi firma i metodo classico di montagna di Cavit. Il Pas Dosé 2018 è la sua bollicina più pura: zero dosaggio, nessuno zucchero aggiunto dopo la sboccatura e un lunghissimo riposo sui lieviti.
Dietro questo nome c’è la storia del vino cooperativo trentino. Cavit nasce nel 1950 come consorzio di cantine sociali. Oggi riunisce circa 5.250 viticoltori soci, spesso con piccole vigne di famiglia.
La cantina degli spumanti apre nel 1993 a Ravina di Trento. Da qui escono i Trentodoc della casa, fatti con Chardonnay e Pinot Nero.
Il nome dice molto: Altemasi significa “dai masi più alti”. Il maso è la casa contadina delle Alpi, con i suoi campi e le sue vigne attorno.
Nella gamma di Altemasi ci sono vini con dosaggio e vini senza. Il Pas Dosé è la scelta di chi vuole sentire solo l’uva, il suolo e il tempo passato in cantina.

Le vigne di Altemasi fra Dolomiti e laghi
Le uve di questo vino vengono da zone diverse del Trentino, ognuna con il suo suolo.
Una parte cresce sui conoidi alluvionali ai piedi delle Dolomiti, dove la terra è calcarea e ricca. Un’altra viene dalla Valle dei Laghi, a ovest di Trento, con marne che drenano bene l’acqua. L’ultima arriva dalla Val di Cembra, sui ripidi versanti di ghiaie lasciate dai ghiacciai.
Le vigne stanno fra i 450 e i 600 metri di quota. Fra il giorno e la notte la temperatura cambia molto. Così l’uva matura piano e tiene un’acidità alta.
Per il produttore è questo mix a dare al vino equilibrio e lunga vita.
Perché un Pas Dosé
Nel metodo classico, alla sboccatura, di solito si aggiunge un po’ di liqueur: vino e zucchero, per ammorbidire il sorso. Nel Pas Dosé questo passaggio non c’è.
Il vino si mostra com’è, senza correzioni. Per farlo servono uve molto mature e sane, e un lungo affinamento che renda il sorso pieno anche senza zucchero.
Qui l’uvaggio è di Chardonnay al 60% e Pinot Nero al 40%. Lo Chardonnay porta finezza e freschezza, il Pinot Nero dà corpo e struttura.
Vinificazione e Affinamento
Le uve, raccolte a perfetta maturazione in cassette, sono pressate con delicatezza. Il mosto fermenta in acciaio.
Il vino base matura e si stabilizza per qualche mese. Ad aprile va in bottiglia per la seconda fermentazione, che crea le bollicine.
Poi arriva il tempo lungo: 48 mesi sui lieviti dal tirage. Alla sboccatura non si aggiunge liqueur d’expédition. Quattro anni di riposo danno al vino cremosità e profondità.
Degustazione
Nel bicchiere il Pas Dosé di Altemasi ha un bel colore dorato. Il perlage è sottile e costante.
Il naso è intenso. Si sentono agrumi, come il bergamotto, frutta a polpa bianca come mela e pesca bianca, poi note esotiche e una netta mineralità.
In bocca è pieno e cremoso, con un bel corpo. La vena acida e minerale tiene il sorso teso. Il finale è lungo, con un piacevole ricordo di mandorla.
Va servito a 8-10 gradi. Un calice a tulipano aiuta a sentire bene i profumi.
Tieni la bottiglia coricata e aprila con calma. Così il vino conserva bene la sua spuma fine.
È un ottimo aperitivo, asciutto e senza fronzoli. A tavola ama il mare crudo: ostriche e crostacei crudi. Sta bene anche con il pesce affumicato e con il pesce arrosto, cotto in modo semplice.
Chi cerca il Pinot Nero in purezza trova il Blanc de Noirs 2019. Per un brindisi in rosa c’è il Brut Rosé della stessa cantina.
Scopri tutte le etichette di Altemasi, gli altri vini del Trentino e tutte le nostre bollicine.











