Barolo DOCG 2020 – Ceretto
Ceretto è una famiglia di Alba che fa vino da quasi un secolo. Il Barolo 2020 è il suo Barolo “classico”: non nasce da una sola vigna, ma unisce uve di più comuni della denominazione. È il modo più diretto per conoscere lo stile della casa.
Tutto comincia negli anni Trenta. Riccardo Ceretto arriva da Valdivilla, frazione di Santo Stefano Belbo, e apre una piccola attività in corso Langhe ad Alba.
La svolta arriva con i figli Bruno e Marcello. Negli anni Sessanta decidono di comprare vigne nelle posizioni migliori. Oggi sembra ovvio, allora non lo era affatto: in Langa molti produttori compravano ancora le uve dai contadini.
Nel 1989 l’azienda si sposta nella Tenuta Monsordo Bernardina, una vecchia cascina alle porte di Alba. Qui oggi batte il cuore della cantina, e qui nasce il Barolo 2020.
Dal 2015 le vigne sono certificate biologiche. A guidare Ceretto c’è la terza generazione: Alessandro, Federico, Lisa e Roberta.

Le vigne del Barolo 2020
Le uve vengono da cinque comuni: Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Monforte d’Alba e Serralunga d’Alba.
Ognuno porta qualcosa di suo nel vino. Le colline a ovest, verso La Morra e Barolo, danno vini profumati e fini. A est, verso Monforte e Serralunga, i suoli sono più antichi e compatti. Lì il Nebbiolo diventa più austero e potente.
Mettere insieme queste anime è un lavoro di equilibrio. Il risultato è un vino completo, con il profumo dell’ovest e la struttura dell’est. Ogni anno le proporzioni cambiano un poco, secondo quello che la vendemmia ha dato.
Siamo nel cuore delle Langhe, un paesaggio di colline coperte di vigne che oggi è patrimonio UNESCO. La famiglia coltiva circa 180 ettari fra Langhe e Roero.
Ceretto e il Barolo di casa
Accanto ai grandi cru, questo vino ha un ruolo preciso. Racconta la denominazione nel suo insieme, senza i confini di una singola vigna.
Per molti è il primo assaggio di Ceretto, e il Barolo che si apre più volentieri a tavola con gli amici.
Vinificazione e Affinamento
Il vino nasce a Monsordo. Le uve si vinificano in vasche d’acciaio. La macerazione sulle bucce è lunga, come vuole la tradizione del Nebbiolo: serve a estrarre colore, profumi e tannini.
Poi il vino affina in legno, senza fretta. Il disciplinare del Barolo chiede almeno 38 mesi di invecchiamento prima della vendita, di cui 18 in legno.
Degustazione
Nel bicchiere il Barolo 2020 è rosso granato chiaro, luminoso, come è tipico del Nebbiolo.
Al naso si aprono la rosa, la ciliegia e i piccoli frutti rossi. Poi arrivano note di spezie, liquirizia e sottobosco.
In bocca è pieno ma non pesante. I tannini sono fitti e ben fatti, l’acidità tiene il sorso fresco e il finale è lungo, su frutto e spezie. Ha 14,5 gradi, ben nascosti dalla freschezza.
Servilo a 16-18 gradi, in un calice ampio. Aprilo un’ora prima: l’aria lo aiuta a distendersi. Si beve già bene, ma può anche aspettare in cantina per diversi anni, al buio e lontano dagli sbalzi di temperatura.
A tavola cerca piatti ricchi. Perfetto con i tajarin al ragù, il brasato, l’arrosto di vitello e i formaggi stagionati. In autunno, con un risotto al tartufo bianco d’Alba, gioca in casa.
Il Barolo 2020 è la porta d’ingresso nel mondo di Ceretto. Da qui puoi passare ai cru: il Prapò 2019 di Serralunga, il Bussia 2019 di Monforte, il Brunate 2019 di La Morra e il Bricco Rocche 2019 di Castiglione Falletto.
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