Barolo DOCG “Ravera di Monforte” 2021 – Piero Benevelli
Il Ravera di Monforte 2021 è il Barolo che ha cambiato la storia di Piero Benevelli. Con la vendemmia 2008 è stato il primo Barolo della cantina da una vigna sola, e ancora oggi è il vino più importante della casa.
Piero Benevelli è una piccola cantina di famiglia a Monforte d’Alba, in località San Giuseppe. Piero la fonda nel 1978: fino ad allora la famiglia vendeva le uve e il vino sfuso. Oggi a guidarla è il figlio Massimo, che segue vigna e cantina, con la moglie Denise. Sull’etichetta c’è scritto “Famiglia Contadina”.
Antonio Galloni di Vinous ha indicato Massimo come una delle stelle emergenti del Barolo.

La vigna Ravera di Monforte
Ravera di Monforte è una delle menzioni geografiche aggiuntive del Barolo. Si trova nell’angolo sud-est del comune di Monforte d’Alba, ed è una vigna diversa dalla più nota Ravera di Novello. È una zona fresca, dove il Nebbiolo matura tardi e tiene una bella acidità.
La parcella di Benevelli misura circa 2 ettari. Le viti sono state piantate nel 1960, e hanno quindi più di sessant’anni. Guardano a sud-est, a circa 400 metri di quota, su marne grigie e bianche. Le vecchie viti danno poca uva, ma con una concentrazione che si sente nel calice.
L’annata 2021
La 2021 è una delle grandi annate del Barolo. Dopo un inverno con la neve, una gelata a inizio aprile ha colpito alcune zone. L’annata ha dato vini strutturati, con tannini maturi e un’acidità alta. Decanter le ha dato il massimo, 5 stelle su 5, e l’ha chiamata un punto di riferimento moderno.
Il Barolo e Monforte d’Alba
Il Barolo è uno dei grandi rossi d’Italia. Nasce solo da uve Nebbiolo, in undici comuni delle Langhe, e per legge riposa almeno 38 mesi prima di uscire, di cui almeno 18 in legno. Dal 2014 le colline delle Langhe, con il Roero e il Monferrato, sono patrimonio dell’umanità UNESCO.
Monforte d’Alba è uno dei comuni più importanti della denominazione. I suoi Barolo sono conosciuti per la struttura, i tannini decisi e la lunga vita in bottiglia. Qui le vigne sono divise in tante menzioni geografiche, e ogni collina dà un vino diverso: proprio quello che Piero Benevelli vuole mostrare con i suoi tre cru.
Vinificazione e Affinamento
In vigna niente diserbanti e niente concimi chimici: Massimo lavora secondo i principi del biologico, senza certificazione. La vendemmia è fatta a mano.
La fermentazione avviene in acciaio con i lieviti indigeni, e il vino macera a lungo con il cappello sommerso. I tre Barolo di Piero Benevelli sono fatti tutti allo stesso modo: così ognuno racconta solo la sua vigna.
Il Ravera di Monforte affina circa un anno in barrique di secondo passaggio e poi in grandi botti di rovere, prima di riposare in bottiglia. Non viene chiarificato né filtrato, e ha pochi solfiti. Arriva con 14,5% di alcol.
Degustazione
Nel calice il Ravera di Monforte 2021 è rosso granato luminoso.
Al naso è profondo: ciliegia matura, fiori appassiti e petali di rosa, menta, spezie e pepe bianco, poi liquirizia. Con il tempo nel bicchiere arriva una nota che ricorda il tartufo bianco.
In bocca è potente ma aperto, con tannini fitti e un’acidità decisa che lo tiene in tensione. Il finale è lungo e speziato. Vinous gli ha dato 95 punti.
Va servito a 17-18 gradi, in un calice ampio, dopo un’ora di decantazione. Si può aprire già ora, ma darà il meglio fra qualche anno e reggerà a lungo.
A tavola accompagna brasato al Barolo, arrosti, selvaggina, tajarin al tartufo e formaggi stagionati come il Castelmagno.
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