Venezia Giulia Igt Bianco “Ribolla Gialla” 2020 – Radikon
Radikon è uno di quei nomi che non hanno bisogno di presentazioni: quando si parla di vini macerati e di orange wine, tutto comincia qui, a Oslavia, una manciata di case sulle colline del Collio goriziano, a pochi metri dal confine sloveno. È in questo lembo estremo del Friuli Venezia Giulia, segnato dalla Grande Guerra e da una cultura contadina di frontiera, che la famiglia Radikon coltiva la vite da generazioni: i primi vigneti furono piantati dal nonno materno di Stanko, Franz Mikulus, con la Ribolla Gialla, l’uva simbolo di queste colline.
La svolta arriva con Stanko Radikon, che inizia a vinificare nel 1976 e nel 1995 compie una scelta rivoluzionaria e insieme antichissima: tornare alla lunga macerazione sulle bucce delle uve bianche, come faceva suo nonno. In un’epoca in cui il Friuli inseguiva i bianchi tecnologici, freschi e filtrati, Stanko va nella direzione opposta, insieme al vicino Josko Gravner. Da quella intuizione nasce, di fatto, il movimento moderno degli orange wine: vini bianchi vinificati come i rossi, con settimane o mesi di contatto con le bucce, fermentazioni spontanee in tini di legno aperti, nessun controllo di temperatura, nessuna filtrazione. E, dal 2002 sui vini storici, nessuna aggiunta di solfiti: è la macerazione stessa a proteggere il vino.
L’azienda lavora circa una dozzina di ettari di vigneto sulla ponca, il tipico suolo di Oslavia fatto di marne e arenarie di origine eocenica, friabile e povero, che obbliga le radici a scendere in profondità e regala ai vini una mineralità inconfondibile. La conduzione è rigorosamente biologica, senza erbicidi né pesticidi, con lavorazioni manuali e rese bassissime: per Stanko prima, e per suo figlio ora, il vino si fa in vigna, e in cantina si accompagna soltanto.
Dal 2016, anno della prematura scomparsa di Stanko, l’azienda è guidata da Saša Radikon, cresciuto tra i tini e le botti, enologo di formazione ma artigiano per vocazione. Saša ha saputo custodire l’eredità paterna aggiungendo una voce propria: accanto ai vini storici — Ribolla, Oslavje, Jakot — nelle iconiche bottiglie da 500 ml e un litro con il collo sottile disegnato da Stanko, ha creato la linea “S” (Slatnik, Sivi, RS), pensata come porta d’ingresso al mondo Radikon. Stessi vigneti, stessa filosofia, ma macerazioni più brevi e affinamenti più contenuti, per vini macerati più immediati e conviviali, in formato classico da 750 ml.
Oggi Radikon è un punto di riferimento assoluto del vino naturale a livello mondiale: le sue bottiglie sono ricercate dai collezionisti e presenti nelle carte dei migliori ristoranti, eppure l’azienda è rimasta quella di sempre, una famiglia che lavora la propria terra con rispetto e testardaggine. I vini di Oslavia firmati Radikon non assomigliano a nient’altro: hanno la profondità dei grandi rossi, l’energia dei bianchi di montagna e una capacità di invecchiamento che supera i vent’anni. Sono vini che raccontano un luogo, una famiglia e un’idea radicale di purezza: quella per cui il vino, per essere davvero grande, deve essere prima di tutto vero.
Il Radikon Ribolla Gialla 2020 è il cuore pulsante della cantina, il vino da cui nel 1995 partì la rivoluzione di Stanko: fu proprio con la Ribolla, l’uva piantata dal nonno Franz Mikulus, che tornò alla macerazione degli antichi. Le uve, Ribolla Gialla in purezza da vecchie vigne allevate a Guyot sulle ripide colline di ponca di Oslavia, con rese bassissime di 35 ettolitri per ettaro, vengono raccolte a mano in cassette solo quando le foglie ingialliscono e i vinaccioli sono perfettamente maturi.
Dopo la diraspatura, la fermentazione spontanea con lieviti indigeni parte in tini troncoconici di rovere aperti, senza controllo della temperatura, con follature manuali quotidiane; a fine fermentazione i tini vengono colmati e sigillati, e la macerazione sulle bucce prosegue per 3-4 mesi. Segue l’affinamento di circa tre anni in botti grandi di rovere da 25-35 ettolitri sulle fecce fini, con soli travasi quando necessari e un ulteriore riposo di 18 mesi in bottiglia. Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, nessuna aggiunta di solfiti in tutto il processo: circa novemila bottiglie l’anno, nell’iconico formato da 50 cl con collo sottile disegnato da Stanko.
Degustazione
Colore: giallo dorato intenso tendente all’aranciato, vivo e luminoso; possibile una leggera velatura, naturale conseguenza dell’assenza di filtrazione.
Naso: energico e avvolgente, apre su frutta gialla matura, scorza d’arancia e albicocca disidratata, poi pompelmo, fiori essiccati, miele, cannella, spezie dolci e foglie di tè, con eleganti ritorni balsamici.
Bocca: sorso materico e potente, di maestosa struttura; i tannini grintosi della lunga macerazione incontrano una freschezza tagliente e una sapidità profonda, in un equilibrio in costante tensione; il finale è lunghissimo, asciutto e minerale, di rara pulizia.
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