Romagna Albana docg “Madonna dei Fiori” 2023 – Marta Valpiani
Marta Valpiani firma con il Madonna dei Fiori 2023 la sua Albana più ricca: un’Albana in purezza da viti vecchie di 30-60 anni, sulle colline di Castrocaro Terme. È un bianco di carattere, minerale e salato, che sta bene a tavola come un rosso.
La storia comincia con il nonno Dino Valpiani, che negli anni Settanta coltivava qui le prime viti. Nel 1999 il figlio Delio compra i primi due ettari sulla collina di Bagnolo, e dal 2009 l’azienda è guidata da Elisa Mazzavillani, vignaiola e artista, insieme a Massimo.
Le etichette dipinte da Elisa
Ogni bottiglia di Marta Valpiani si riconosce al primo sguardo. Le etichette sono dipinte a mano da Elisa Mazzavillani: non sono grafiche fatte al computer, ma quadri veri, con i colori e la luce delle colline di Castrocaro. Ogni vino ha il suo dipinto, e la bottiglia diventa un piccolo oggetto d’arte da tenere anche dopo averla bevuta. È lo stesso modo di lavorare che si ritrova nella vigna: fatto a mano, con pazienza e senza scorciatoie.
Oggi gli ettari sono 12,5, intorno ai 300 metri, in una zona che da sempre si chiama “Romagna Toscana”. Le vigne sono certificate biologiche, lavorate in biodinamica, e dal 2024 il podere è un’oasi affiliata al WWF. La cantina fa parte della FIVI, i vignaioli indipendenti.

Le vigne vecchie di Albana
Il Madonna dei Fiori nasce da tre vigneti: la Biondina, la vigna Marta e i Campacci, fra i 100 e i 250 metri. Le viti di Albana hanno fra i 30 e i 60 anni e scendono in profondità a cercare acqua e sali.
Sono allevate in due modi antichi, il guyot ad archetto doppio e la pergola romagnola, con 2.000-2.750 piante per ettaro e rese di circa 90 quintali. Intorno ai filari crescono siepi, lavanda, ginestre e piante mellifere.
Lo stile di Marta Valpiani
In tutti i vini di Marta Valpiani c’è la stessa idea: poco intervento, tanto ascolto della vigna. In cantina entra solo uva di casa, con i lieviti indigeni. Il sale delle vicine fonti termali di Castrocaro si sente nel bicchiere, e il cemento lascia parlare il frutto. Sono vini sinceri, che cambiano di annata in annata.
La vendemmia
Per il Madonna dei Fiori l’uva si raccoglie a mano da fine agosto a metà settembre, in due-quattro passaggi: ogni vigna e ogni pianta vengono colte quando sono pronte. Per ogni parcella si prepara un pied de cuve, un piccolo avvio di fermentazione con i lieviti della sua stessa uva.
Vinificazione e Affinamento
La fermentazione parte da sola in tini da 10 ettolitri. Poi il vino resta sulle fecce fini in cemento, senza solfiti aggiunti, fino a marzo: le fecce lo nutrono e gli danno corpo.
Dal 2023 una piccola parte, il 10-12%, matura in tonneau francesi da 500 litri. Nella 2023 la malolattica non è stata fatta, per tenere viva l’acidità. Il Madonna dei Fiori arriva con 12% di alcol, in una bottiglia leggera da 360 grammi con tappo a vite.
Degustazione
Nel calice il Madonna dei Fiori 2023 è giallo dorato luminoso.
Al naso arrivano fiori bianchi, biancospino e camomilla, poi frutta gialla, rosmarino e una nota salmastra che ricorda il mare.
In bocca è rotondo ma vivo, con un’acidità brillante e un finale lungo e salato. L’Albana ha anche un leggero tannino, che le dà struttura e la rende adatta a piatti importanti.
Va servito a 12-14 gradi, non troppo freddo, in un calice ampio. Il Madonna dei Fiori regge bene qualche anno in cantina e col tempo prende note di miele e frutta secca.
A tavola accompagna i cappelletti in brodo, le carni alla griglia, il pesce al forno e i piatti speziati. È un bianco perfetto anche per chi di solito beve rosso.
Di Marta Valpiani trovi anche l’Albana Delyus 2024, più leggera e salata, e il Trebbiano rifermentato Zorba 2022. Fra i rossi c’è il Sangiovese Rio Pietra 2020.
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