Romagna Sangiovese DOC “Crete Azzurre” 2019 – Marta Valpiani
Marta Valpiani firma con il Crete Azzurre 2019 il suo Sangiovese più profondo: un Sangiovese in purezza da un solo vigneto, il cru Vigna Sasseto, sulle argille azzurre della collina di Bagnolo, a Castrocaro Terme. È un rosso di montagna romagnola, teso e minerale, che ha bisogno di tempo.
La storia comincia con il nonno Dino Valpiani, che negli anni Settanta coltivava qui le prime viti. Nel 1999 il figlio Delio compra i primi due ettari a Bagnolo, e dal 2009 l’azienda è guidata da Elisa Mazzavillani, vignaiola e artista, insieme a Massimo.
Le etichette dipinte da Elisa
Ogni bottiglia di Marta Valpiani si riconosce al primo sguardo. Le etichette sono dipinte a mano da Elisa Mazzavillani: non sono grafiche fatte al computer, ma quadri veri, con i colori e la luce delle colline di Castrocaro. Ogni vino ha il suo dipinto, e la bottiglia diventa un piccolo oggetto d’arte da tenere anche dopo averla bevuta. È lo stesso modo di lavorare che si ritrova nella vigna: fatto a mano, con pazienza e senza scorciatoie.
Oggi gli ettari sono 12,5, intorno ai 300 metri, in una zona che da sempre si chiama “Romagna Toscana”. Le vigne sono certificate biologiche, lavorate in biodinamica, e dal 2024 il podere è un’oasi affiliata al WWF. La cantina fa parte della FIVI, i vignaioli indipendenti.

Il cru Vigna Sasseto
Il Crete Azzurre nasce sul versante nord della collina, dove la terra è fatta di argille azzurre calcaree con lo spungone, una roccia di antiche conchiglie marine. È un suolo povero e freddo, che dà vini lenti, scuri e longevi.
La vigna è stata piantata nel 2011 con due cloni di Sangiovese, F9 e T19, a cordone speronato, 3.300 piante per ettaro. Le rese sono bassissime, 35-40 quintali per ettaro. La prima annata uscita è la 2015.
Intorno al Crete Azzurre crescono siepi, lavanda, ginestre e piante mellifere. Elisa lavora la terra il meno possibile e lascia che l’erba e gli insetti facciano la loro parte.
Lo stile di Marta Valpiani
In tutti i vini di Marta Valpiani c’è la stessa idea: poco intervento, tanto ascolto della vigna. Il sale delle vicine fonti termali di Castrocaro si sente nel bicchiere, e il cemento lascia parlare il frutto senza coprirlo di legno nuovo. Sono vini sinceri, che cambiano di annata in annata come cambia il tempo.
La vendemmia
L’uva si raccoglie a mano a metà settembre. In cantina entra solo uva di casa: niente acquisti, niente lieviti di fuori. Per il Crete Azzurre la 2019 ha avuto tutto il tempo per maturare piano sulle argille fredde del Sasseto.
Vinificazione e Affinamento
I grappoli passano in una diraspatrice senza battitore, che lascia gli acini quasi interi. La fermentazione parte da sola, con i lieviti indigeni, in vasche da 50 ettolitri, senza controllo della temperatura. Il cappello resta sommerso e la macerazione sulle bucce dura alcuni mesi.
L’affinamento è lungo e paziente: 12 mesi in botte grande, 12 mesi in cemento e altri 12 in bottiglia. Solo dopo tre anni il Crete Azzurre arriva in tavola, con 14% di alcol. La bottiglia è leggera, 360 grammi, con tappo a vite.
Degustazione
Nel calice il Crete Azzurre 2019 è rosso rubino intenso.
Al naso arrivano amarena, spezie, sottobosco e una nota di grafite e polvere da sparo che viene dalle argille blu.
In bocca è elegante e caldo, con tannini fini e un’acidità viva che tiene tutto in piedi. Il finale è lungo, sapido, quasi salato. Si beve bene oggi e regge ancora molti anni in cantina.
Va servito a 16-18 gradi, in un calice ampio.
A tavola accompagna carni rosse, cacciagione e le tagliatelle al ragù di cinghiale. È un’ottima idea regalo per chi ama i Sangiovese veri.
Di Marta Valpiani trovi anche il Rio Pietra 2020, il Sangiovese del versante sud, e il Fiore dei Calanchi 2022. Fra i bianchi c’è l’Albana Madonna dei Fiori 2023.
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