Romagna Sangiovese DOC “Fiore dei Calanchi” 2022 – Marta Valpiani
Marta Valpiani firma con il Fiore dei Calanchi 2022 il suo Sangiovese più raro: un Sangiovese in purezza da una sola vigna di trent’anni, la Vigna i Muri, sul versante nord della collina di Bagnolo, a Castrocaro Terme. Poche bottiglie, fatte acino per acino.
La storia comincia con il nonno Dino Valpiani, che negli anni Settanta coltivava qui le prime viti. Nel 1999 il figlio Delio compra i primi due ettari a Bagnolo, e dal 2009 l’azienda è guidata da Elisa Mazzavillani, vignaiola e artista, insieme a Massimo.
Le etichette dipinte da Elisa
Ogni bottiglia di Marta Valpiani si riconosce al primo sguardo. Le etichette sono dipinte a mano da Elisa Mazzavillani: non sono grafiche fatte al computer, ma quadri veri, con i colori e la luce delle colline di Castrocaro. Ogni vino ha il suo dipinto, e la bottiglia diventa un piccolo oggetto d’arte da tenere anche dopo averla bevuta. È lo stesso modo di lavorare che si ritrova nella vigna: fatto a mano, con pazienza e senza scorciatoie.
Oggi gli ettari sono 12,5, intorno ai 300 metri, in una zona che da sempre si chiama “Romagna Toscana”. Le vigne sono certificate biologiche, lavorate in biodinamica, e dal 2024 il podere è un’oasi affiliata al WWF. La cantina fa parte della FIVI, i vignaioli indipendenti.

La Vigna i Muri
Il Fiore dei Calanchi nasce intorno ai 300 metri, su un suolo di sabbie e arenarie con calcare e spungone, una roccia di antiche conchiglie marine. Davanti ci sono i calanchi, le colline di argilla scavate dalla pioggia che danno il nome al vino.
Le viti di Sangiovese hanno circa trent’anni, sono allevate a guyot semplice, 3.300 piante per ettaro. Le rese sono bassissime, appena 35 quintali per ettaro: ogni pianta dà pochi grappoli piccoli e concentrati.
Intorno ai filari crescono siepi, lavanda, ginestre e piante mellifere, e la terra si lavora il meno possibile.
Lo stile di Marta Valpiani
In tutti i vini di Marta Valpiani c’è la stessa idea: poco intervento, tanto ascolto della vigna. In cantina entra solo uva di casa, con i lieviti indigeni. Il sale delle vicine fonti termali di Castrocaro si sente nel bicchiere. Sono vini sinceri, che cambiano di annata in annata come cambia il tempo.
La vendemmia
Per il Fiore dei Calanchi l’uva si raccoglie a mano a fine settembre, più tardi degli altri rossi di casa, perché sul versante nord il Sangiovese matura lentamente.
Vinificazione e Affinamento
Qui sta la particolarità: gli acini si staccano dal grappolo uno per uno, a mano, con il metodo francese “baie par baie”. Finiscono in un tino da 700 litri insieme a qualche grappolo intero, e la fermentazione parte da sola.
Il vino riposa poi un anno in tonneau da 500 litri, sei mesi in acciaio e almeno sei mesi in bottiglia. Il Fiore dei Calanchi arriva in tavola con 13,5% di alcol. La bottiglia è leggera, 360 grammi, con tappo a vite.
Degustazione
Nel calice il Fiore dei Calanchi 2022 è rosso rubino chiaro e luminoso.
Al naso arrivano fiori freschi, lampone, ribes rosso, erbe aromatiche e una nota minerale.
In bocca è teso e verticale, con un tannino setoso e un’acidità che rinfresca. Il finale è lungo e profumato. È un Sangiovese che punta sulla finezza più che sulla forza.
Si beve bene già oggi, ma il Fiore dei Calanchi ha davanti diversi anni di vita: tenuto in cantina, coricato e al buio, col tempo si apre su note di spezie, terra e fiori secchi, senza perdere la sua freschezza.
Va servito a 15-17 gradi, in un calice ampio da rosso fine.
A tavola accompagna primi con funghi, carni bianche, piccione, salumi di qualità e formaggi di media stagionatura. È una bottiglia da regalare a chi ama i vini artigianali.
Di Marta Valpiani trovi anche il Crete Azzurre 2019, il Sangiovese delle argille azzurre, e il Rio Pietra 2020. Per chi ama le bollicine c’è il Trebbiano rifermentato Zorba 2022.
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