Romagna Sangiovese DOC “Rio Pietra” 2020 – Marta Valpiani
Marta Valpiani firma con il Rio Pietra 2020 il suo Sangiovese del versante sud: un Sangiovese in purezza dalle terre rosse di Castrocaro Terme, sulle colline che scendono verso la valle del Montone. È un rosso elegante e leggiadro, con il frutto in primo piano e un finale salato.
La storia comincia con il nonno Dino Valpiani, che negli anni Settanta coltivava qui le prime viti. Nel 1999 il figlio Delio compra i primi due ettari sulla collina di Bagnolo, e dal 2009 l’azienda è guidata da Elisa Mazzavillani, vignaiola e artista, insieme a Massimo.
Le etichette dipinte da Elisa
Ogni bottiglia di Marta Valpiani si riconosce al primo sguardo. Le etichette sono dipinte a mano da Elisa Mazzavillani: non sono grafiche fatte al computer, ma quadri veri, con i colori e la luce delle colline di Castrocaro. Ogni vino ha il suo dipinto, e la bottiglia diventa un piccolo oggetto d’arte da tenere anche dopo averla bevuta. È lo stesso modo di lavorare che si ritrova nella vigna: fatto a mano, con pazienza e senza scorciatoie.
Oggi gli ettari sono 12,5, intorno ai 300 metri, in una zona che da sempre si chiama “Romagna Toscana”. Le vigne sono certificate biologiche, lavorate in biodinamica, e dal 2024 il podere è un’oasi affiliata al WWF. La cantina fa parte della FIVI, i vignaioli indipendenti.

Le vigne del Rio Pietra
Il Rio Pietra prende il nome dal torrente che scorre ai piedi delle vigne e si getta nel Montone. Le uve vengono da tre vigneti, Casalino, Casalinetto e Campacci, fra i 230 e i 250 metri.
Qui la terra è fatta di argille rosse ricche di ferro, con calcare e spungone, una roccia di antiche conchiglie marine. Il sole del pomeriggio scalda il versante e porta l’uva a una maturazione piena, mentre il ferro e il calcare tengono il vino fresco e sapido.
Le rese sono basse, 50-60 quintali per ettaro. Intorno ai filari crescono siepi, lavanda, ginestre e piante mellifere, e la terra si lavora il meno possibile.
Lo stile di Marta Valpiani
In tutti i vini di Marta Valpiani c’è la stessa idea: poco intervento, tanto ascolto della vigna. In cantina entra solo uva di casa, con i lieviti indigeni. Il sale delle vicine fonti termali di Castrocaro si sente nel bicchiere, e il cemento lascia parlare il frutto senza coprirlo di legno nuovo.
La vendemmia
Per il Rio Pietra l’uva si raccoglie a mano a metà settembre, quando il Sangiovese del versante sud è maturo ma conserva ancora la sua acidità. La 2020 ha dato grappoli sani e un vino di bell’equilibrio.
Vinificazione e Affinamento
La fermentazione parte da sola, in vasche da 25 e 50 ettolitri. Il cappello resta sommerso e la macerazione sulle bucce dura alcuni mesi, per estrarre colore e profumi con dolcezza.
Poi il vino si divide: metà riposa in cemento e metà in botte grande per un anno. Si riunisce, passa un altro anno in cemento e circa un anno in bottiglia. Il Rio Pietra arriva così in tavola con 14% di alcol. La bottiglia è leggera, 360 grammi, con tappo a vite.
Degustazione
Nel calice il Rio Pietra 2020 è rosso rubino intenso con riflessi granati.
Al naso arrivano frutta rossa matura, spezie e una nota minerale di pietra calda.
In bocca è elegante e leggero, con tannini morbidi e una buona acidità. Il finale è sapido, quasi salato, e invita al secondo bicchiere.
Va servito a 16-18 gradi, in un calice ampio.
A tavola accompagna salumi, primi al ragù, carni bianche e rosse e anche i piatti speziati, come il pollo al curry. È un rosso che sta bene a tutto pasto.
Di Marta Valpiani trovi anche il Crete Azzurre 2019, il Sangiovese delle argille azzurre, e il Fiore dei Calanchi 2022. Fra i bianchi c’è l’Albana Delyus 2024.
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