Coteaux de Dijon Bourgogne Blanc 2024 – Domaine de la Cras Marc Soyard
Domaine de la Cras è uno dei progetti vitivinicoli più originali e affascinanti dell’intera Borgogna: una storia che intreccia visione pubblica, vocazione artigianale e filosofia naturale con al centro la figura di Marc Soyard, vignaiolo di straordinaria sensibilità scelto dalla città di Digione per ridare vita a un patrimonio agricolo altrimenti condannato all’abbandono.
Tutto ha inizio nel 2013, quando il Comune di Digione acquista una proprietà agricola di 160 ettari chiamata appunto Domaine de la Cras, situata appena fuori dai confini della città. Il terreno ospitava già una cantina funzionante e 8 ettari di vigneti (5 ettari a uve rosse, 3 ettari a uve bianche) classificati sotto la AOC Bourgogne, con la possibilità di ampliare ulteriormente le piantagioni fino a 13 ettari aggiuntivi. La città decide di indire una selezione pubblica aperta per trovare il vignaiolo giusto: i criteri erano precisi e rigorosi — conduzione obbligatoriamente biologica, il candidato doveva essere un giovane produttore senza vigneti di famiglia e doveva essere disponibile ad aprire il domaine al pubblico con finalità educative e culturali.
Marc Soyard, originario di una famiglia senza tradizioni vitivinicole nella regione del Jura viene scelto tra tutti i candidati. Prima di arrivare a La Cras, Marc aveva trascorso sei anni al Domaine Bizot di Vosne-Romanée, uno dei riferimenti assoluti della Borgogna più artigianale, lavorando come chef de culture (responsabile della gestione dei vigneti) a stretto contatto con Jean-Yves Bizot, dal quale ha assorbito una visione del vino fondata sull’intervento minimo, sul rispetto del terroir e sulla ricerca dell’autenticità espressiva.
Il patto con la città è tanto poetico quanto concreto: Marc vive sul posto, coltiva le vigne, produce e vende i propri vini in piena autonomia creativa, in cambio di un “affitto” annuale di 2.000 bottiglie destinate al Comune di Digione. Un accordo che racconta meglio di qualsiasi documento il carattere di questo luogo: profondamente radicato nel territorio, animato da una responsabilità collettiva.
In vigna Soyard applica la stessa filosofia appresa da Bizot: agricoltura biologica certificata con integrazioni di pratiche biodinamiche, vendemmia manuale con selezione diretta in vigna, totale assenza di chimica di sintesi. I suoli di Plombières-lès-Dijon, appena a ovest di Digione, presentano una caratteristica stratigrafia di argilla calcarea con marne in profondità, che conferisce ai vini una tensione minerale precisa e una struttura verticale tipica delle grandi bianchi di Borgogna.
Il Domaine de la Cras ha inoltre un primato unico: è l’unico produttore al mondo autorizzato a utilizzare la denominazione geografica “Coteaux de Dijon”, una distinzione storica che rimanda ai vigneti che circondano la capitale della Borgogna e che durante il periodo dei Duchi di Borgogna erano considerati tra i più pregiati della regione, addirittura paragonati ai grandi cru di Gevrey o Chambolle.
In cantina il lavoro di Marc è improntato alla non interferenza: fermentazioni con lieviti indigeni, affinamento in botti di rovere usate (con sperimentazioni occasionali con legni di castagno e acacia), solfiti ridotti al minimo e aggiunti solo in fase di imbottigliamento. I vini bianchi non vengono né chiarificati né filtrati, lasciando che il liquido racconti il terroir senza mediazioni.
Il portfolio del domaine comprende due etichette bianche e due rosse: la cuvée “Coteaux” (proveniente dalle parcelle ai piedi della collina) e la “Cras Monopole” (selezione dal cuore del vigneto, con affinamento più lungo). A queste si affiancano le produzioni sotto l’etichetta Tercet, progetto condiviso con l’amico Florent Lambert, responsabile della gestione di prestigiosi vigneti nella Côte d’Or.
Vinificazione
Il Bourgogne Blanc Coteaux de Dijon 2024 è prodotto al 100% con uve Chardonnay provenienti dalla parcella Grand Bessy, un blocco di 2,5 ettari piantato nel 1985 sui versanti collinari di Plombières-lès-Dijon. Le vigne di circa 40 anni, con radici profonde nei suoli di argilla calcarea e marne, danno naturalmente basse rese e uva di grande complessità aromatica.
La vendemmia è manuale, con selezione dei grappoli direttamente in vigna. Le uve vengono pressate intere e il mosto è posto direttamente in barriques di rovere neutre (usate) dove avviene la fermentazione alcolica spontanea con lieviti indigeni, senza inoculo di lieviti selezionati. L’affinamento dura 10-12 mesi in botte, con batonnage ridotto al minimo per preservare la freschezza e l’identità del frutto. Il vino non viene chiarificato né filtrato; una minima aggiunta di SO₂ avviene solo in fase di imbottigliamento. Produzione limitata.
Colore giallo paglierino luminoso con riflessi dorati, consistenza elegante nel calice.
Al naso si apre con una bella espressione di Chardonnay non interventista: note di pesca bianca e albicocca matura si intrecciano a un bouquet di fiori bianchi (biancospino, acacia) e a una sottile presenza di erbe aromatiche come timo e salvia. Il passaggio in botte neutra dona una delicata suggestione di frutta secca (mandorla, nocciola tostata leggera), mentre il terroir di argilla calcarea emerge con precisione attraverso un’anima minerale che richiama il gesso bagnato e la pietra focaia.
In bocca il vino si rivela di grande carattere: acidità vibrante e sostenuta, struttura piena e sapida, con un frutto che si sviluppa generosamente senza mai cedere alla pesantezza. La tessitura è morbida ma tesa, con una mineralità salina che percorre tutto il palato fino a un finale lungo e freschissimo, con echi di agrumi (scorza di limone, cedro) e un tocco di iodio che prolunga il sorso.
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