Bourgogne Aligoté Aoc 2023 – Tercet – Marc Soyard
Tercet nasce da un’amicizia, da una scuola di viticoltura e da un sogno condiviso: fare vino insieme in Borgogna, da fuori, senza eredità familiari e senza nomi blasonati alle spalle. È la storia di Marc Soyard e Florent Lambert, due ragazzi che si incontrano sui banchi dell’istituto agrario, costruiscono una visione comune e poi prendono strade diverse — per poi ritrovarsi, anni dopo, con qualcosa di concreto da mettere in comune.
Marc lo conoscete: è il vigneron della città di Digione, l’uomo che dal 2014 gestisce il Domaine de la Cras a Plombières-lès-Dijon, primo e unico produttore al mondo autorizzato a usare la denominazione Coteaux de Dijon sulle proprie etichette. Formatosi per sei anni al Domaine Jean-Yves Bizot a Vosne-Romanée come chef de culture, ha portato con sé una filosofia di cantina fatta di non-interventismo, lieviti indigeni, assenza di filtrazioni e solfiti ridotti al minimo. Una visione del vino come materia viva, che non si corregge ma si accompagna.
Florent Lambert ha percorso un sentiero parallelo: dopo gli studi è diventato responsabile della gestione agronomica di diversi ettari di vigneti in appellazioni prestigiose della Côte de Nuits, costruendo nel tempo una conoscenza profonda dei terroir borgognoni e una rete di relazioni con i migliori produttori della regione. A completare il trio c’è un terzo socio silenzioso — figura discreta ma fondamentale — che porta ulteriori connessioni nella Côte d’Or, aprendo porte altrimenti inaccessibili per chi non ha radici nella regione.
Tercet — tre voci, un accordo — nasce ufficialmente come struttura di micro-négoce: Marc e Florent individuano le migliori parcelle disponibili in Borgogna, selezionano esclusivamente uve provenienti da viticoltura biologica e biodinamica, e le vinificano secondo lo stile di casa Soyard. Tutti i vini Tercet vengono vinificati e imbottigliati nella cantina del Domaine de la Cras a Plombières-lès-Dijon, con la stessa cura, gli stessi strumenti e la stessa mano che firma le cuvée del domaine.
La filosofia produttiva è identica: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, pressatura diretta per i bianchi, utilizzo prevalente di grappoli interi per i rossi, affinamento in barrique di rovere di diversa età con sperimentazioni occasionali con legni alternativi (castagno, acacia), nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, solfiti assenti o aggiunti solo in tracce minime all’imbottigliamento.
Il portfolio Tercet abbraccia diverse appellazioni della Borgogna — dalle Hautes-Côtes de Beaune alle Hautes-Côtes de Nuits, dal Marsannay ai vigneti della Côte de Nuits — offrendo una prospettiva inedita su terroir spesso trascurati o sottovalutati, letti attraverso l’occhio di un vigneron che ha fatto dell’autenticità del luogo la propria firma.
Tercet non è un domaine nel senso classico del termine. È qualcosa di più raro: un sodalizio umano prima ancora che viticolo, la prova che in Borgogna — terra di apellations millenarie e genealogie interminabili — c’è ancora spazio per chi arriva da fuori con le mani pulite, la testa libera e le idee chiare.
Vinificazione
Vitigno: Aligoté 100%, da uve acquistate presso un viticoltore partner con cui Soyard collabora dal 2017. Le vigne si trovano appena sopra Pernand-Vergelesses, su suoli argilloso-calcarei a quota elevata.
Vendemmia: raccolta a mano, in epoche calibrate per preservare la freschezza del vitigno.
Vinificazione: pressatura soffice e diretta. Fermentazione spontanea con lieviti indigeni, senza aggiunte di lieviti selezionati. Nessuna chiarifica.
Élevage: affinamento di 8 mesi ripartito tra legno usato (70%) – botti di varie dimensioni, senza rovere nuovo – e vasche in acciaio o cemento (30%). Le due masse vengono assemblate prima dell’imbottigliamento.
Imbottigliamento: senza filtrazione né collaggio. Senza solfiti aggiunti.
Colore: giallo paglierino luminoso con riflessi verdognoli, di grande vivacità cromatica.
Naso: pulito e immediatamente invitante. Si apre su note di mela cotogna, pera croccante e agrumi freschi – limone e pompelmo bianco – con un filo erbaceo che ricorda le erbe di campo. Sullo sfondo un accenno iodato e salino che anticipa la mineralità del sorso. Lieve tocco floreale di biancospino.
Bocca: ingresso vivace, quasi tagliente, con una freschezza acida tonica e ben calibrata. Il sorso è snello, immediato, senza una goccia di grasso superfluo. La mineralità è il vero asse portante: saporita, quasi selciosa, con un finale agrumato e salivante che invita al bicchiere successivo. Struttura leggera ma non banale; 11 gradi che non si avvertono come mancanza.
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