Solaia 2019 Toscana IGT – Antinori
Antinori firma il Solaia 2019, uno dei rossi più celebri d’Italia. Nasce da un solo vigneto della Tenuta Tignanello, nel cuore del Chianti Classico, tra la Val di Pesa e la Val di Greve.
La storia della famiglia è lunga più di sei secoli. Nel 1385 Giovanni di Piero Antinori entra nella corporazione dei vinattieri di Firenze. Da allora il vino non ha mai lasciato la casa. Oggi l’azienda è guidata dalla famiglia di Piero Antinori, che negli anni Settanta ha cambiato il modo di fare vino in Toscana.
Il Solaia esce per la prima volta con l’annata 1978. All’inizio è solo Cabernet: 80% Cabernet Sauvignon e 20% Cabernet Franc. Dalle annate seguenti entra anche il Sangiovese, e le parti tra i due Cabernet cambiano fino all’uvaggio di oggi.
È un vino che nasce solo nelle annate eccezionali. Non è stato prodotto nel 1980, 1981, 1983, 1984 e 1992.

La vigna Solaia di Antinori
La vigna Solaia misura circa 20 ettari e guarda a sud-ovest. Sta tra i 350 e i 400 metri di altezza, sulla stessa collina della vigna Tignanello, a pochi passi l’una dall’altra. È una vigna piena di sole, e il nome lo ricorda bene.
Il terreno è roccioso e calcareo, con alberese e galestro. Sono suoli poveri, che danno poca uva ma piena di carattere. Le radici scendono in profondità e le bacche restano piccole e concentrate.
L’uvaggio unisce tre vitigni: Cabernet Sauvignon per la struttura, Sangiovese per la freschezza e un tocco di Cabernet Franc per i profumi.
Il Solaia nell’annata 2019
La 2019 è stata un’annata regolare nel Chianti Classico. L’inverno è stato freddo e poco piovoso. La primavera è stata fresca e piovosa, soprattutto ad aprile e maggio.
L’estate è stata calda ma senza eccessi, con qualche pioggia in più della media. Da fine agosto a ottobre il bel tempo ha portato a piena maturazione tutti e tre i vitigni.
La vendemmia va da fine settembre al 14 ottobre. Si parte con Cabernet Franc e Sangiovese, si chiude con il Cabernet Sauvignon.
Vinificazione e Affinamento
In cantina ogni grappolo viene diraspato e gli acini sono scelti a mano sul tavolo di cernita. Dopo una pigiatura delicata scendono per gravità in tini troncoconici da 60 ettolitri, dove fermentano.
Dopo la svinatura il vino passa in barrique nuove per la fermentazione malolattica. Ogni lotto matura da solo, poi i lotti vengono uniti. L’affinamento dura circa 18 mesi in rovere francese nuovo, a cui segue un periodo in bottiglia.
Degustazione
Nel calice il Solaia 2019 è rosso rubino profondo.
Al naso si apre su lampone e mora di gelso, poi albicocca matura e arancia rossa. Seguono rosa, caffè, cioccolato, liquirizia, menta e un tocco di pepe bianco.
In bocca è avvolgente e armonico, con tannini dolci e vibranti. Il finale è lungo e torna sul frutto e sulle spezie. Ha 14 gradi, ben nascosti dalla freschezza.
È un vino da cantina: si può aprire già oggi, ma può crescere ancora per molti anni. Chi ha pazienza lo vedrà diventare più fine e più profondo.
Va servito a 18 gradi, in un calice ampio. Meglio aprirlo un’ora prima, così il vino ha il tempo di respirare.
A tavola chiede piatti importanti: bistecca alla fiorentina, arrosti, selvaggina e formaggi stagionati. Sta bene anche con un filetto al pepe verde o con un risotto ai funghi porcini.
Questo grande rosso ha un fratello famoso nella vigna accanto. In cantina trovi il Tignanello 2022 in bottiglia e il Tignanello 2022 Magnum in cassetta.
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