Sagrantino di Montefalco DOCG “Chiusa di Pannone” 2019 – Antonelli
Antonelli è una delle cantine storiche di Montefalco, in Umbria. Il Sagrantino Chiusa di Pannone è il suo vino più importante: nasce da una sola vigna, che gli dà il nome.
La tenuta si chiama San Marco. Nei documenti medievali compare come San Marco de Corticellis, una corte longobarda adatta a vite e olivo. Per secoli è stata proprietà del vescovo di Spoleto.
Nel 1883 la compra Francesco Antonelli, avvocato di Spoleto. Da allora la terra resta alla stessa famiglia. Oggi la tenuta conta 190 ettari in un corpo unico, nel centro della zona del Montefalco Sagrantino.
Qui tutto si fa in casa, dalla vigna alla bottiglia. Si produce vino e anche olio.
La conversione al biologico si è chiusa nel 2009 e la certificazione vale dalla vendemmia 2012.

La vigna Chiusa di Pannone
Un tempo la “chiusa” era un oliveto chiuso da muretti in pietra. Anche la Chiusa di Pannone lo era. Oggi è una vigna singola, usata solo per questo vino.
È una parcella piccola: 2,70 ettari. Le viti sono state piantate nel 1995, con circa 5.000 piante per ettaro. Nel 2019 avevano quindi già più di vent’anni.
La vigna sta a 400 metri di altitudine ed è esposta a sud. I filari seguono la pendenza della collina.
Le viti sono di Sagrantino al 100%, da una selezione massale fatta dalla stessa famiglia Antonelli. La prima annata di Chiusa di Pannone è la 2003.
Il suolo e le colline di Antonelli
Il terreno della vigna è di origine pleistocenica. È argilloso e calcareo, ricco di ghiaie e di conglomerati portati da fiumi e laghi antichi.
Sono suoli antichi, di collina, che danno vini di struttura. Il Sagrantino è un’uva dalla buccia spessa e ricca di tannino, e qui trova il suo terreno ideale. La vendemmia si fa di solito a fine ottobre, tutta a mano.
Tutta la tenuta di Antonelli si sviluppa su colline di argilla e calcare, con esposizioni soprattutto a sud e a ovest. Ma questa vigna ha un carattere suo e viene vinificata da sola.
Vinificazione e Affinamento
Le uve vengono scelte a mano e scendono per gravità nelle vasche di macerazione. La fermentazione avviene sulle bucce per 3-4 settimane, a circa 28 gradi. La malolattica si svolge in legno.
Il vino matura poi per almeno 30 mesi in botti di rovere, soprattutto grandi. Prima di andare in bottiglia riposa alcuni mesi in vasche di cemento. Poi resta ancora a lungo in bottiglia prima di uscire.
Degustazione
Nel calice il 2019 è rosso rubino intenso.
Al naso è ricco e potente. Si sentono ciliegia, frutti di bosco e agrumi, come l’arancia rossa. Poi arrivano le erbe: menta e origano.
In bocca è un vino di grande struttura. Il tannino è deciso ma ben integrato, e il finale è lungo.
È un rosso che ama il tempo. Secondo la cantina il Sagrantino raggiunge la piena maturità dopo 10-15 anni dalla vendemmia e può affinarsi in bottiglia per oltre trent’anni. Il 2019 si può aprire oggi, meglio dopo un’ora nel decanter, oppure lasciare in cantina.
Va servito a 18 gradi, in un calice ampio.
A tavola accompagna grigliate e arrosti, carni rosse brasate o stufate, cacciagione e formaggi a pasta dura molto stagionati.
Della stessa vigna trovi anche l’annata precedente, il Sagrantino Chiusa di Pannone 2018. Per il dessert c’è il Montefalco Sagrantino Passito 2021, e tra i bianchi il Trebbiano Spoletino Trebium 2022.
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