Sagrantino di Montefalco DOCG “Chiusa di Pannone” 2018 – Antonelli
Antonelli firma con il Chiusa di Pannone 2018 un Sagrantino di Montefalco pensato per durare. È un rosso da vigna singola, che ha già alle spalle anni di legno e di bottiglia.
La famiglia Antonelli è a Montefalco da fine Ottocento. Nel 1883 l’avvocato spoletino Francesco Antonelli compra la tenuta di San Marco, che per secoli era appartenuta al vescovo di Spoleto. Già nel 1899 una relazione parla di vigne fitte, a 5.000 piante per ettaro, e di vini rossi di ottima qualità.
Oggi l’azienda lavora la terra in biologico certificato. I vigneti salgono su colline di argilla e calcare, esposte soprattutto a sud e a ovest. Qui crescono Sagrantino, Sangiovese, Grechetto e Trebbiano Spoletino.

Il Sagrantino di Antonelli a Montefalco
Il Sagrantino è l’uva simbolo di Montefalco. Ha la buccia spessa ed è uno dei vitigni più ricchi di tannino in Italia. Per questo dà vini potenti, che chiedono pazienza.
Il Chiusa di Pannone viene da una sola parcella di 2,70 ettari, piantata nel 1995 a 400 metri e rivolta a sud. Un tempo era un oliveto chiuso da muretti in pietra: da qui il nome “chiusa”.
Il terreno è argilloso e calcareo, con ghiaie e conglomerati di antichi fiumi e laghi. Le viti vengono da una selezione massale della famiglia.
L’annata 2018 alla Chiusa di Pannone
La 2018 è partita in salita. La tarda primavera è stata fresca e molto piovosa. In una vigna biologica questo vuol dire un lavoro intenso per difendere le piante dalla peronospora, senza prodotti chimici di sintesi.
L’estate è stata nella norma, senza caldo eccessivo. Il periodo della maturazione è stato asciutto e tutte le fasi della pianta si sono svolte con regolarità.
La vendemmia è arrivata nei tempi giusti, con le uve perfettamente mature e sane. Per il Chiusa di Pannone la raccolta si fa di solito a fine ottobre, tutta a mano.
È stata quindi una stagione regolare, dopo una primavera difficile. Una buona base per un Sagrantino da lungo invecchiamento.
Vinificazione e Affinamento
Dopo una cernita a mano, le uve riempiono le vasche per gravità. Fermentano sulle bucce per 3-4 settimane a 28 gradi. Poi il vino svolge la malolattica nel legno.
L’affinamento è lungo. Nella scheda del vino sono indicati 6 mesi in barrique e altri 24 mesi in botti di rovere, poi un breve riposo in cemento. Prima di uscire il vino resta almeno 2 anni in bottiglia.
Sono tempi lunghi, ma servono. Un tannino così forte ha bisogno di anni in botte e in vetro per diventare morbido e ben integrato nel vino.
Quanto può invecchiare
Secondo Antonelli il Sagrantino di Montefalco arriva alla piena maturità dopo 10-15 anni dalla vendemmia. In bottiglia può affinarsi per oltre 30 anni.
Il 2018 ha oggi otto anni dalla vendemmia. Si avvicina alla sua età migliore, ma ha ancora molta strada davanti. Si può aprire ora oppure tenere in cantina ancora per molti anni. Tieni la bottiglia coricata, lontana da luce e sbalzi di temperatura.
Degustazione
Il colore è rubino intenso.
Il profumo è ampio, etereo e complesso. Si riconoscono la ciliegia e l’arancia rossa, poi note di erbe come menta e origano.
Il sorso è pieno e strutturato, con tannini decisi e un finale lungo e appagante.
Servilo a 18 gradi. Conviene stapparlo un’ora prima, o versarlo in un decanter.
Sta benissimo con carni rosse brasate o stufate, grigliate, arrosti, selvaggina e formaggi stagionati a pasta dura.
Per confrontare due annate della stessa vigna prova anche il Chiusa di Pannone 2019. Della cantina trovi anche il Sagrantino Passito 2021 e il bianco Trebium 2022.
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