Spoleto DOC Trebbiano Spoletino “Trebium” 2022 – Antonelli
Antonelli San Marco lavora a Montefalco, in Umbria, ed è conosciuta per il Sagrantino. Ma con il Trebium porta in bottiglia anche il grande bianco della zona: il Trebbiano Spoletino, un’uva antica nata tra Montefalco, Trevi e Spoleto.
La tenuta ha una storia lunga. Nei documenti del Medioevo compare come San Marco de Corticellis, una corte longobarda adatta a vigne e olivi. Dal Duecento all’Ottocento appartiene al vescovo di Spoleto. I confini di oggi sono quasi gli stessi di un antico documento conservato nell’archivio vescovile.
Nel 1883 la proprietà passa alla famiglia Antonelli. Già una relazione del 1899 parla di vigne fitte, con 5.000 piante per ettaro. Dal 1986 l’azienda è guidata da Filippo Antonelli, che ha puntato sui vitigni del posto.

Il Trebbiano Spoletino e le viti maritate
Il Trebbiano Spoletino non è parente stretto degli altri Trebbiano. Il nome forse viene da Trebium, il nome latino di Trevi. Da qui il nome di questo vino.
Per secoli nella valle spoletana l’uva cresceva come vite maritata. Le viti salivano su alberi vivi, soprattutto aceri campestri e olmi, in mezzo ai campi di grano. Già nel 1553 Leandro Alberti descrive la piana tra Spoleto e Foligno piena di viti sostenute da olmi, pioppi e aceri.
Il sistema locale si chiama piantata con tirella. Le file di alberi stavano a circa 12 metri l’una dall’altra, gli alberi a 4 metri. Tra un albero e l’altro correvano lunghi tralci, le tirelle. Sotto si coltivavano grano e ortaggi.
Con le macchine agricole gli alberi sono stati tolti e il vitigno ha rischiato di sparire. Oggi ne restano pochi filari, preziosi. Molte cantine umbre lo hanno riscoperto negli ultimi vent’anni.
Le vigne di Antonelli per il Trebium
Il Trebium nasce da una selezione massale di vecchie viti di Trebbiano Spoletino, ancora maritate agli aceri. Da queste piante si sono prese le gemme per i nuovi vigneti. La prima annata è la 2007.
Le vigne stanno in collina, a circa 350 metri, esposte a ovest e allevate a Guyot. Il suolo della tenuta è di argilla ricca di calcare.
Dal 2009 tutta l’azienda è passata al biologico. La certificazione è arrivata con la vendemmia 2012.
La vendemmia del Trebbiano Spoletino è tardiva. Si raccoglie a mano, tra fine settembre e la prima metà di ottobre.
Vinificazione e Affinamento
Dopo una breve macerazione sulle bucce, il mosto fermenta in grandi botti di rovere.
Il vino resta poi sui suoi lieviti per circa 6 mesi, sempre in botte. Così prende corpo e diventa più morbido. Segue l’affinamento in bottiglia.
Degustazione
Nel calice il Trebium 2022 è giallo paglierino intenso, con riflessi dorati.
Al naso è intenso e fine: fiori di mandorlo, biancospino, cedro e frutta tropicale, con un tocco leggero di spezie.
In bocca è secco, pieno e sapido. L’acidità viva del Trebbiano Spoletino tiene il sorso fresco e lungo. Ha 13,5 gradi.
È un bianco che sa invecchiare. Oggi è già buono, ma regge bene ancora diversi anni in cantina.
Va servito a 12-14 gradi, in un calice ampio.
A tavola sta bene con le zuppe di pesce, i risotti ai frutti di mare e il risotto allo zafferano. È ottimo anche con le carni bianche alle erbe, il prosciutto crudo e i formaggi freschi, come ricotta o pecorino giovane.
Il Trebium è il bianco della casa. In cantina trovi anche il dolce Sagrantino Passito 2021 e il rosso Sagrantino Chiusa di Pannone 2019, anche in annata 2018.
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