Montefalco Sagrantino Passito DOCG 2021 – Antonelli
Antonelli San Marco è una tenuta di famiglia a Montefalco, in Umbria. Il suo Sagrantino Passito è il vino più antico della zona: dolce, rosso e intenso, nasce da uve lasciate ad appassire per circa due mesi.
La storia della famiglia comincia nel 1883. Quell’anno Francesco Antonelli, avvocato di Spoleto, compra la tenuta e cambia subito il modo di coltivarla, con vigne e campi più moderni. Per quattro generazioni in famiglia si fanno gli avvocati a Roma e seguono la terra da lontano.
La svolta arriva con Filippo Antonelli, laureato in agraria a Perugia. Dal 1986 guida l’azienda ed è il primo della famiglia a fare solo l’agricoltore. Già dal 1979 la cantina imbottiglia i suoi vini, e proprio il 1979 è la prima annata di questo passito.
Il nome Sagrantino viene forse dal latino sacer, sacro. Era il vino delle feste religiose, e soprattutto della Pasqua. Nelle case contadine i grappoli migliori si mettevano ad asciugare sui graticci. Il vino dolce che ne usciva si beveva con la torta pasquale umbra e con l’agnello del pranzo di festa.

Le vigne di Antonelli a Montefalco
La tenuta conta 190 ettari in un solo corpo, al centro della zona del Montefalco Sagrantino DOCG. Circa 60 ettari sono a vigneto, gli altri sono boschi, campi e oliveti.
Le vigne stanno sulle colline, in media a 350 metri di altezza. Guardano soprattutto a sud e a ovest, così l’uva prende tanto sole. Il suolo è di argilla ricca di calcare, con origini diverse da una parcella all’altra.
Dal 2009 tutta la tenuta è passata al biologico, e con la vendemmia 2012 è arrivata la certificazione. In vigna non si usano diserbanti né prodotti chimici di sintesi.
Il Sagrantino è un’uva dalla buccia spessa e ricca di tannino. Per questo regge bene il lungo appassimento e dà un vino dolce ma mai stucchevole.
Il Sagrantino Passito e l’appassimento
A fine settembre la vendemmia è fatta a mano. Si scelgono solo i grappoli più soleggiati e si mettono in cassette a un solo strato, per non schiacciarli.
Poi l’uva riposa sui graticci per circa due mesi. In questo tempo perde acqua e concentra zuccheri, profumi e colore. È lo stesso gesto che le famiglie di Montefalco facevano da secoli per preparare il vino della festa.
Vinificazione e Affinamento
Le uve appassite scendono per caduta nelle vasche di macerazione, senza pompe. Fermentazione e macerazione sulle bucce avvengono a bassa temperatura, con calma.
Il vino matura poi per almeno un anno in grandi botti di rovere. Segue un lungo riposo in bottiglia prima di arrivare sul mercato.
Degustazione
Nel calice il Sagrantino Passito 2021 di Antonelli è rosso rubino profondo, con riflessi granato.
Al naso è ricco: ciliegia sotto spirito, confettura di frutti di bosco, scorza d’agrume candita e spezie dolci.
In bocca entra dolce e pieno, poi il tannino del Sagrantino lo asciuga. Il finale è fresco e molto lungo, e torna sulla frutta rossa. Ha 14 gradi ed è in bottiglia da 0,375 litri.
Va servito a circa 16 gradi, in un calice piccolo.
A tavola sta bene con le crostate di frutta rossa, i biscotti secchi e il cioccolato gianduia. È ottimo anche con i formaggi stagionati, come un pecorino umbro. A Pasqua resta il compagno giusto per la torta pasquale.
Il Sagrantino Passito di Antonelli è la versione più antica del vitigno. In cantina trovi anche il Sagrantino Chiusa di Pannone 2019, il Chiusa di Pannone 2018 e il bianco Trebium 2022.
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