Pouilly Fuissè Aoc 2024 – Simon Faure
Simon Faure è la prova che al vino si può arrivare per vocazione, a qualsiasi età e da qualsiasi mestiere. Prima di diventare vignaiolo, Simon faceva l’elettricista: un lavoro lontano anni luce dalle vigne, che ha lasciato per inseguire un richiamo più forte. Si è stabilito a Vergisson, uno dei villaggi più belli del Mâconnais, nel cuore della Borgogna meridionale, all’ombra delle celebri rocce calcaree che dominano il paesaggio insieme a quella di Solutré. Qui, nel 2023, ha firmato la sua prima vendemmia: appena diecimila bottiglie di Chardonnay, sufficienti però a farsi notare per finezza e precisione.
La sua è una storia recentissima, ma già nitida nell’identità. Simon non possiede (ancora) un grande domaine storico: lavora selezionando personalmente le uve migliori, parcella per parcella, tra i villaggi più vocati del Mâconnais, e vendemmiando con le proprie mani. È un vigneron nel senso più autentico del termine, uno che sceglie i suoli, segue le vigne e decide ogni gesto, dal filare alla bottiglia.
In vigna il suo approccio è sostenibile e rispettoso: interventi chimici ridotti al minimo, attenzione alla biodiversità e alla vita del suolo, nella convinzione che un grande bianco nasca prima di tutto in campagna. La raccolta è manuale, in piccole cassette da dieci chili, con una selezione accurata dei grappoli; le uve riposano una notte in cella fredda e vengono poi pressate a grappolo intero con il delicatissimo metodo della pressatura champenoise.
In cantina la filosofia è la stessa: meno si fa, meglio è. Fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, travasi ridotti al minimo per proteggere il vino dall’ossidazione, affinamento in vecchie botti di legno che non lasciano impronta e nessuna aggiunta di solforosa se non, all’occorrenza, una quantità minima all’imbottigliamento. Il risultato sono Chardonnay tesi, luminosi, di rara mineralità, che raccontano la roccia del Mâconnais con voce cristallina.
Ciò che colpisce nella sua piccola gamma è la coerenza stilistica unita alla capacità di far parlare ogni singola appellazione. I suoi Mâcon giocano su un frutto agrumato e croccante; i Saint-Véran virano verso note più minerali e sapide; il Pouilly-Fuissé — dalle vigne migliori di Vergisson — mostra il frutto più maturo e la maggiore profondità. In tutti, la firma è la stessa: freschezza, purezza, energia.
In un Mâconnais diventato negli ultimi anni uno dei territori più entusiasmanti di tutta la Borgogna, Simon Faure rappresenta la nuova generazione di vignaioli capaci di unire rigore tecnico e libertà espressiva. Le sue bottiglie, prodotte in piccoli numeri e già molto ricercate, sono un piccolo manifesto: la dimostrazione che con passione, umiltà e mani sapienti si può entrare, dalla porta principale, tra i nomi da tenere d’occhio della Borgogna che verrà.
Scegliere un vino di Simon Faure significa credere in questa storia: quella di un uomo che ha cambiato vita per mettersi al servizio di un territorio straordinario, e che oggi lo racconta in bottiglie di sorprendente eleganza.
Vinificazione
Il Pouilly-Fuissé 2024 è il vertice della piccola gamma di Simon Faure, Chardonnay in purezza dalle vigne più vocate di Vergisson, dove i suoli calcarei e le pendenze ripide regalano concentrazione e profondità. Le uve seguono lo stesso metodo minuzioso delle altre cuvée: vendemmia manuale in piccole cassette, selezione dei grappoli, riposo notturno in cella fredda e pressatura soffice a grappolo intero con tecnica champenoise.
La fermentazione spontanea con lieviti indigeni procede senza forzature, seguita da un affinamento più lungo e importante in botti di legno (in prevalenza usate), che qui accompagna un frutto naturalmente più maturo e una struttura più ampia, con travasi ridotti al minimo per proteggere il vino. La solforosa resta pressoché assente, con un’eventuale minima aggiunta all’imbottigliamento. Ne nasce il bianco più profondo e sensuale di Simon, capace di unire l’energia del Mâconnais a una notevole complessità.
Degustazione
Colore: oro pallido brillante e di bella consistenza.
Naso: complesso e stratificato, si apre su agrumi maturi, pesca bianca e mandorla tostata, con un netto richiamo fumé e gessoso.
Bocca: ampia e avvolgente all’ingresso, subito tesa da una magistrale spinta acida che allunga e verticalizza il sorso; spalla importante, frutto succoso e lunghissima persistenza salina.
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