Gevrey-Chambertin “La Croix des Champs” 2022 – Thibault Liger Belair
Thibault Liger Belair porta uno dei cognomi più illustri della Borgogna, ma la sua storia è quella di chi ha scelto di ricominciare da capo. Nel 2001, a soli ventisei anni, riprende in mano le vigne di famiglia a Nuits-Saint-Georges e vi fonda il Domaine Thibault Liger-Belair, rimettendo in moto una tradizione che nella famiglia Liger-Belair affonda le radici da oltre due secoli e mezzo. È un ramo distinto — e indipendente — rispetto a quello di Vosne-Romanée: Thibault ha costruito da sé la propria identità, parcella dopo parcella, riportando in vita un domaine storico quasi dimenticato.
Oggi l’azienda conta circa otto ettari nella Côte de Nuits, a cui si aggiungono vigne nel Beaujolais, dove Thibault coltiva il Gamay con la stessa serietà riservata al Pinot Nero, firmando diversi Moulin-à-Vent a menzione di cru. Dai villaggi ai Premier Cru fino ai Grand Cru più prestigiosi — su tutti il Richebourg e il Clos de Vougeot — ogni etichetta racconta un luogo preciso, letto con lucidità e rispetto. È anche uno dei più convinti sostenitori del riconoscimento a Grand Cru dei “Les Saint-Georges” di Nuits, battaglia che dice molto della sua idea di Borgogna.
Il tratto che definisce il suo lavoro è una parola: infusione, non estrazione. In cantina Thibault cerca la delicatezza, mai la forza: fermentazioni con una quota di grappolo intero calibrata vigna per vigna, estrazioni leggerissime, un uso misurato del legno e un affinamento adattato a ogni singola cuvée. L’obiettivo è che il vino non gridi, ma sussurri il proprio terroir con finezza, trasparenza e freschezza.
Tutto questo parte dalla vigna, dove il rigore è totale. Il domaine è certificato biologico dal 2005 e lavora secondo i principi della biodinamica, con un’attenzione quasi ossessiva alla salute del suolo, alla vitalità della pianta e alla giusta maturazione delle uve. Rese basse, vendemmie manuali, tempismo assoluto nella raccolta: nulla è lasciato al caso, perché per Thibault la qualità del vino è già scritta, per intero, nel grappolo.
Ciò che colpisce nei suoi vini è il modo in cui uniscono due qualità spesso in conflitto: la profondità dei grandi Borgogna e una leggiadria quasi impalpabile. Sono rossi tesi, luminosi, dal frutto cristallino e dal tannino setoso, capaci di invecchiare con grazia senza mai perdere la loro trasparenza. Uno stile che ha reso Thibault uno dei riferimenti della sua generazione, amato tanto dalla critica quanto dai bevitori che cercano emozione più che potenza.
C’è, in questo produttore, una coerenza rara: l’idea che il vignaiolo non debba imporsi al terroir, ma mettersi al suo servizio. Che si tratti di un minuscolo lieu-dit di Gevrey-Chambertin o di un Grand Cru leggendario, l’approccio non cambia — cambia solo la voce del suolo che lo racconta.
Scegliere una bottiglia del Domaine Thibault Liger-Belair significa avvicinarsi a una Borgogna autentica e senza compromessi: il frutto del talento di un vignaiolo che ha saputo onorare un grande nome reinventandolo, e che continua a cercare, in ogni annata, la verità più pura del suo Pinot Nero.
Vinificazione e Affinamento
Gevrey-Chambertin “La Croix des Champs” 2022 nasce da una minuscola parcella di appena 0,2 ettari posta sul versante orientale del villaggio, dove convivono viti molto vecchie piantate nel 1964 e ceppi più giovani reimpiantati nel 2015: un equilibrio che unisce concentrazione e vivacità aromatica. Il suolo, di argille profonde e limo su base calcarea, dona al vino struttura e insieme slancio. Le uve, 100% Pinot Nero, sono raccolte a mano e vinificate con circa il 50% di grappolo intero, seguito da una fermentazione di circa tre settimane condotta con estrazioni leggerissime, secondo la filosofia dell’infusione cara a Thibault.
L’affinamento prosegue poi per venti mesi, con circa il 40% di legno nuovo, misura pensata per accompagnare il frutto senza mai coprirlo. L’annata 2022, calda ma equilibrata e salvata da provvidenziali piogge di fine giugno, ha regalato uve sanissime e un vino di grande armonia, freschezza e purezza.
Degustazione
Colore: rosso rubino limpido e luminoso, dai riflessi vivi.
Naso: elegante e preciso, si apre su lampone, fragolina di bosco e ribes rosso, con accenni floreali di rosa e, con l’affinamento, una nota di liquirizia e spezie dolci.
Bocca: di medio corpo e grande finezza; il frutto è croccante, i tannini setosi si fondono con una morbidezza succosa e una bella acidità che allunga il sorso. Chiusura fresca, salina e persistente.
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