Dolcetto d’Alba DOC “La Costa” 2024 – Piero Benevelli
Il Dolcetto d’Alba La Costa 2024 è il rosso di tutti i giorni di Piero Benevelli. Viene da una vigna ripida proprio accanto alla casa di famiglia, a Monforte d’Alba, ed è fatto solo in acciaio: frutto, freschezza e voglia di un altro bicchiere.
Piero Benevelli è una piccola cantina di famiglia in località San Giuseppe. Piero la fonda nel 1978, con cinque ettari di vigna. Oggi a guidarla è il figlio Massimo, con la moglie Denise. Sull’etichetta c’è scritto “Famiglia Contadina”, e il modo di lavorare è proprio quello.

La vigna La Costa
La Costa è una vigna di circa 3 ettari su un pendio ripido, accanto alla casa dei Benevelli. Le viti sono state piantate nel 1986 e guardano a nord-ovest, a circa 400 metri di quota.
Il terreno è di calcare e marne grigie e bianche. L’esposizione fresca aiuta il Dolcetto, che matura presto, a tenere profumi e acidità anche nelle estati calde.
Il Dolcetto d’Alba
Il Dolcetto è il vitigno di casa nelle Langhe: per generazioni è stato il vino da tavola dei contadini, quello che si beveva mentre il Barolo riposava in cantina. Il nome non vuol dire che sia dolce: viene dall’uva, buona da mangiare, e dalle colline dolci dove cresce.
Il Dolcetto d’Alba DOC nasce sulle colline intorno ad Alba, nella stessa zona del Barolo. È un rosso di colore intenso, con tannini morbidi e un tipico finale ammandorlato.
Vinificazione e Affinamento
In vigna niente diserbanti e niente concimi chimici: Massimo lavora secondo i principi del biologico, senza certificazione. La vendemmia è fatta a mano.
La fermentazione parte da sola, con i lieviti indigeni, in vasche di acciaio a temperatura controllata. La macerazione dura circa una settimana. Il vino affina poi 6-7 mesi in acciaio e circa 3 mesi in bottiglia prima di uscire. Niente legno: il Dolcetto resta puro e fruttato.
Degustazione
Nel calice il Dolcetto d’Alba La Costa è rosso rubino profondo, quasi viola.
Al naso ci sono viola, frutti di bosco succosi e una nota di liquirizia.
In bocca è pieno e succoso, con tannini morbidi e una vena gessosa che lo rende fresco. Il finale è pulito, con il tipico ricordo di mandorla.
Va servito a 16 gradi. È buono subito e regge bene due o tre anni.
A tavola è il vino della cucina piemontese di tutti i giorni: vitello tonnato, agnolotti del plin, tajarin al ragù, salumi, frittate e formaggi freschi. Ottimo anche con la pizza.
Di Piero Benevelli trovi anche il Langhe Nebbiolo 2024, fresco e profumato.
Scopri tutte le etichette di Piero Benevelli e gli altri vini del Piemonte.













