Champagne Aoc Extra Brut 746 – Jacquesson
Jacquesson è una delle Maison di Champagne più antiche ancora in attività, e una delle più coraggiose. La Cuvée 746 è uno Champagne Extra Brut che racconta una sola vendemmia, la 2018, una delle più belle degli ultimi anni, con pochissimo zucchero aggiunto.
La storia comincia nel 1798 a Châlons-sur-Marne, quando Memmie Jacquesson fonda la casa. Le sue bottiglie piacciono a Napoleone I, che premia la Maison con una medaglia d’oro. Nel 1844 il figlio Adolphe brevetta la placchetta della gabbietta, il piccolo disco di metallo che ancora oggi tiene fermo il tappo di ogni bottiglia di bollicine.
Nel 1974 la Maison passa alla famiglia Chiquet, vignaioli di Dizy, nella Grande Vallée de la Marne, dove ha ancora sede. Dal 1988 i fratelli Jean-Hervé e Laurent Chiquet scelgono la qualità prima della quantità: producono meno, scartano le uve mediocri e puntano sui propri vigneti Grand Cru e Premier Cru, con rese basse e terreni lavorati con cura.

La Maison cura circa 28 ettari: una parte nella valle della Marne, tra Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon, e una parte sulla Côte des Blancs, ad Avize e Oiry. Dal 2022 fa parte di Artémis Domaines, il gruppo della famiglia Pinault che riunisce anche Château Latour e Clos de Tart.
Nel 2000 arriva la scelta che rende Jacquesson diversa da tutte: niente più Brut senza annata uguale ogni anno, ma la serie numerata 700, partita con la Cuvée 728. Ogni numero corrisponde a una vendemmia di base, completata da una parte di vini di riserva. È l’annata a guidare il vino, non il contrario.
Il 2018 è stato un anno quasi perfetto. Dopo un inverno molto piovoso e una primavera mite e temporalesca, da giugno il tempo è rimasto bello e asciutto. La vendemmia è stata molto precoce, dal 30 agosto all’11 settembre, con vigne sane, uva abbondante e una maturità eccellente.
Da noi trovi anche la Cuvée 748, nata dalla vendemmia 2020: assaggiarle una accanto all’altra è il modo migliore per capire quanto ogni numero sia diverso.
Vinificazione e Affinamento
Nella 746 il cuore è lo Chardonnay di Avize e Oiry, circa il 56% dell’assemblaggio, a cui si uniscono il Pinot Meunier e il Pinot Noir di Aÿ, Dizy e Hautvillers. Nel 2018 sono venuti particolarmente bene proprio il Pinot Noir di Aÿ e Dizy e lo Chardonnay di Avize. Circa un quarto della massa è fatto di vini di riserva, che danno alla 746 profondità senza coprire il carattere dell’annata.
Il vino fermenta e matura in grandi botti di rovere sulle sue fecce, senza chiarifica e senza filtrazione. Poi riposa a lungo sui lieviti in bottiglia, fino alla sboccatura del 2023. Il dosaggio è di appena 2 grammi per litro. Ne sono state prodotte 242.012 bottiglie, oltre a magnum e jeroboam.
Degustazione
Nel calice è giallo paglierino con riflessi dorati e un perlage fine e continuo. Al naso si apre con limone candito e acqua di rose, poi mela, pane appena sfornato, brioche e mandorle, con una nota minerale di gesso.
In bocca la Jacquesson 746 è fine ed elegante, con un’acidità misurata e una bollicina delicata. Il finale è lungo, fresco, sapido e molto pulito. La critica l’ha premiata: 95 punti da The Wine Independent, 94 da Jeb Dunnuck e 93 da James Suckling.
La 746 si serve a 8-10 gradi, meglio in un calice da vino bianco che in una flûte. È ottima come aperitivo, ma a tavola dà il meglio: crudi di mare, ostriche, risotto alla parmigiana, pesce al forno e formaggi stagionati come il Comté. Si beve già oggi e può crescere in cantina per molti anni.
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